Gridare, rispondersi, sentirsi gridare

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«Gridare, rispondersi, sentirsi gridare, stupirsi del suono appena ascoltato, riconoscere la propria capacità di emettere e di comandare o in una certa misura di volere tale emissione, ecco il gioco più affasci­nante che si possa immaginare!
[] È uno dei fenomeni umani più costanti, più preziosi e più fragili: la presa di coscienza della nostra emissione e del nostro proprio ascolto.
La conoscenza del mondo è una conoscenza sonora del mondo; meglio ancora, sembra che ci inoltriamo nel mondo attraverso la conoscenza della nostra voce.
Rapidamente e senza intermediari si instaura questo dialogo, forse incoerente per l’adulto chino sulla culla, ma così significativo per il lattante che si desta alla percezione di sé.
Questo gioco incessante, questo va-e-vieni sono­ro, questo bagno in cui ci avvolgiamo senza bisogno di alcunché, que­sta immersione nel mondo fragoroso che sappiamo suscitare, ecco il primo risveglio alla vita, il primo segno di autonomia, di presa di coscienza della padronanza più complessa da acquisire fra i nostri movimenti associati.
[] Gridare quando vogliamo, gridare a noi stessi, ascoltarci, essere il nostro ascoltatore e colui che ci rivela la vita che ci viene offerta: ecco un meccanismo uma­nizzante dei più notevoli nell’evoluzione del nostro linguaggio.
[] Questa fase di costruzione del linguaggio e di elaborazione del con­trollo è di importanza capitale.
Essa consente la progressiva formazione di un circuito di emissione autocontrollato.
Emettere un suono consiste in primo luogo nell’autocontrollarlo, poi nell’elaborarlo, sia esso un suo­no o un grido; è immaginarlo come lo si vorrebbe, poi lanciarlo nello spazio e ascoltarlo per giudicare se corrisponde esattamente a quello che intendevamo creare.
Questa messa a punto non procede senza continue prove, in ogni istante strappato progressivamente al sonno.
La vita comincia a dividersi fra il sonno e l’elaborazione della nostra autonomia.
Ci vorrà molto per conquistare questa autonomia, ed essa testimo­nierà la straordinaria tenacia che l’uomo dedica al proprio sviluppo».
Alfred Tomatis
L’orecchio e il linguaggio
Ibis
Como-Pavia 2008
p. 55-57