Maurizio Spaccazocchi, PAPA FRANCESCO, LA FELICITÀ, LA VITA E LA MUSICA

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Nel mese di Dicembre, prima della conclusione dei lavori del Sinodo, Papa Francesco ha tenuto un importante e bellissimo discorso durante lo svolgimento del Sinodo della Famiglia.
Il tema conduttore delle sue riflessioni consisteva nell’indicare a noi tutti le varie forme e modalità per esperire vissuti di Felicità.
Ed è proprio sul tema della Felicità, mi permetto di utilizzare, con tanto rispetto, i vari frammenti del discorso di Papa Francesco per trattare, sulla base delle sue importanti e illuminanti indicazioni, l’esperienza musicale come pratica di Felicità.
 
“Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticare che la tua vita è la più grande azienda al mondo.
Solo tu puoi impedirle che vada in declino.
In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.” 
 
Lo sappiamo bene, tutte le persone sono imperfette, possono vivere momenti di irritazione, di rabbia, di ansietà, e per non cedere al declino psicologico la nostra personale “azienda” musicale ci può fornire momenti di serenità, utili alla conquista dell’autostima, di quella ricarica emo-attiva e di quella scarica di tensioni che, ad esempio, attraverso il qualsiasi canto, anche non ben intonato, o attraverso un ritmo anche solo “strimpellato” o, ancor più, attraverso il piacere della scoperta di come un semplice strumento musicale possa darci la possibilità di produrre suoni che, di conseguenza, donano alla nostra vita un nuovo senso, un diverso con-senso magari più felice, più bambino, più positivo. Ed è proprio ciò che per noi desiderano davvero tutte quelle persone che ci apprezzano, ci ammirano, ci amano.
 
“Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.”
 
Ogni apprendimento, ogni avventura cognitiva può essere piena di ostacoli, di fatica, di delusioni… tutto ciò è inevitabile. Così è e sarà l’avventura musicale umana, costellata di azioni e gesti da perdonare, da non ripetere, da speranze che dovranno esaltarsi nell’impegno, dalle vittorie sulla paura, sui timori che nel palcoscenico delle relazioni musicali con gli altri dovremo inevitabilmente saper combattere, contrastare, Sì, ma con dignità e onore, con amore, anche durante l’esecuzione dei nostri accordi musicali a volte poco intonati.
 
 
“Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza.
Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. 
Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.”
 
La grande dimensione emotiva della musica, di ogni musica, può aiutarci molto nella riflessione sulle amarezze, sulle delusioni, sulle crisi esistenziali, su nostri personali fallimenti.
Ogni celebrazione ricevuta da un nostro personale successo musicale, non va colta solo in termini di autogratificazione, ma anche e soprattutto come spazio utile per lenire i fallimenti che la vita, in generale, non smetterà mai di porre davanti alla nostra strada.
Gli applausi che potremo ricevere per una esecuzione cantata o suonata, ci devono rendere socialmente felici, ma la vera felicità sarà quella che sapremo raccogliere nel nostro far musica da soli, per noi stessi, per la nostra realizzazione biologica e psichica, come persone che si sentono rapite” in un atto di profonda contemplazione, alla vera ricerca di noi stessi.
Le nostre più belle musicalità sono nel nostro corpo, nel nostro cuore, nella nostra mente, ed è dentro di noi che, prima di tutto, dovremo saper cogliere la più meditata, semplice e più profonda allegria.
 
“Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, le incomprensioni e periodi di crisi.”

Il nostro fare musica, il nostro cantare, il nostro danzare, anche nella dimensione più elementare e infantile, ci può far capire che la vita, la nostra presenza in questa terra, è un atto di felicità, e per ciò vale pur sempre la pena di essere qui presenti.
Disponiamo allora le nostre orecchie all’ascolto di questo antico messaggio emo-fono-musicale.
 
“Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.”
 
Essere in questo mondo come persone musicalmente vitali, cioè dotati di musicofilia, non è certo un caso, ed è dunque un nostro compito far sì che la musica sgorghi da dentro la nostra fonte di umanità, una fonte che ha origine nel nostro corpo-mente, nel primario e prioritario far viaggiare felicemente i nostri suoni e le nostre musiche in noi stessi.
 
“Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia. 
È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.”
 
La musica per l’uomo non nasce per creare dei soggetti-vittima dei suoni, ma nasce per poter lasciare un segno, una traccia del nostro passaggio lungo la storia dell’umanità, lungo il corpo e la mente dei nostri cari.
Grazie all’esternalizzazione del nostro semplice canto, per dirsi e darsi agli altri, possiamo pure rientrare in noi stessi per far vibrare le corde musicali e silenziose della nostra anima.
Ed è anche per tutto ciò che non dobbiamo dimenticare mai il grande motto di Agostino: Chi canta prega due volte.
 
“Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti. È saper parlare di sé.”
 
Ogni esperienza musicale, può essere per ognuno di noi, una grande e valida palestra per pro-muovere ed elaborare i propri sentimenti. La pro-vocazione, alla sua origine ed essenza, può benissimo essere intesa come un’azione vocale che si può amplificare anche verso il canto e, dunque, ogni nostro canto risulta essere un “parlare” di sé agli altri: un messaggio che prima delle parole dette “parla” del proprio stato d’animo, della propria energia vitale, del proprio desiderio di avvicinarsi alle persone e alle cose presenti nel mondo.
  
“È aver coraggio per ascoltare un “No”. È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.”
 
Nel fare musica ogni uomo deve inevitabilmente accettare l’errore, la “stecca” udita da tutti, ed essere quindi il primo a saper accettare da se stesso un No! Una negazione che deve giungere a noi ben prima che dagli altri. Questo è il vero atteggiamento che permette di accettare ogni critica, tanto giusta quanto ingiusta poiché, quest’ultima, sarà comunque sorretta dalla nostra personale critica, stima e responsabilità.
 
“È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.”
 
Ogni azione musicale umana, prima di essere condotta artistica, è figlia del bisogno di relazione fra gli uomini: una ninna-nanna bacia, accarezza, rilassa i nostri cuccioli d’uomo; una nostra musica ci dona la possibilità di coccolare i nostri vecchi genitori in un clima poetico che può comprendere anche le nostre più care amicizie.
Questo grande ed estetico atto di relazione musicale ci può rinnovare come persone buone e sicure, come soggetti in grado di “leccarsi” le ferite che i nostri amici, i nostri cari possono, malgrado tutto, procurarci se pur benevolmente.
 
“Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.”
 
La musica, il canto, la danza sono fra i più efficaci mezzi per poter mantenere in vita il bambino che è in ognuno di noi. Un bambino che possiamo liberare con semplicità, per donare a noi stessi e agli altri gioia, gioco, un semplice per quanto importante sorriso.
 
“È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”. È avere il coraggio di dire: “Perdonami”. È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”. È avere la capacità di dire: “Ti amo”.” 
 
Ogni volta che facciamo musica è un atto di coraggio, perché sappiamo tutti che possiamo sbagliare e quindi abbiamo il dovere morale di riconoscerlo subito. Sappiamo che nel riconoscere i nostri limiti esecutivi è come se ci dicessimo scusa. Ma ancora più importante è che la musica è una carica di sensibilità, è una carica d’amore che dice cantando: Ho bisogno di te, Ti amo… Tutte semplici frasi che l’intera specie umana ha, nei secoli, sentito il forte bisogno di metterle in musica.
 
“Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice.
Che nelle tue primavere sii amante della gioia. Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.”
 
Sì, la musica per ogni essere umano, è un giardino di gioia, di felicità che tanto nei momenti positivi e negativi trova sempre il modo per ridimensionare la nostra esistenza e per rincuorare la nostra sofferenza.
 
“E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo. Poiché così  sarai più appassionato per la vita.”
 
Gli sbagli musicali insegnano, ed è perciò che, molto spesso, dopo un errore, si sente il bisogno di riprendere tutto dall’inizio, per avere la certezza della nostra possibilità di perfezione, ma soprattutto perché senza una forte passione non ci sarà mai alcuna azione umana.
 
“E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta. Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza. Utilizzare le perdite per affinare la pazienza. Utilizzare gli errori per scolpire la serenità. Utilizzare il dolore per lapidare il piacere. Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.”
 
Non esiste al mondo un cantante, un musicista che si affida solo alla sua perfezione tecnica, poiché sa benissimo che la felicità in musica è soprattutto il frutto di lacrime, di tanta tolleranza in se stessi e negli altri, come è pure il frutto di tanta pazienza, di recupero degli inevitabili errori che, a ogni nostro cantare e/o suonare, semplice o difficile che sia, dobbiamo saper affrontare e risolvere. La risoluzione degli ostacoli che tutte le voci e tutte le mani degli uomini musicali incontreranno nel loro vibrante cammino: è questa la qualità più utile per dar forma all’intelligenza di ogni persona.
 
“Non mollare mai, non rinunciare mai alle persone che ami. 
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”
 
Chi incontra la musica è raro che molli la passione e l’amore per gli altri, perché è soprattutto grazie alle persone amate che noi troviamo la vera motivazione per il nostro essere persona musicale.
La musica non rinuncia alla felicità, poiché sa benissimo che la vita, che il mondo, sono una cosa meravigliosa, come Louis Armstrong ci ha insegnato lungo il corso della sua esistenza carica di soprusi, di sofferenze, come pure di errori, ma per questo ancor più carica di tanto amore per l’esistenza umana. E questo messaggio indicatore di una vita spettacolare e incredibile, il grande jazzista del ‘900, ce lo ha impresso nella nostra memoria e nei nostri cuori offrendoci, con la sua calda voce What a wonderful World https://www.youtube.com/watch?v=bkTLIO2zanM (1967, di Weiss e Thiele), una grande melodia che, al solo ascolto, ci invita, come afferma Papa Francesco, a non rinunciare alle meraviglie della vita e, io aggiungerei, alle meraviglie della musica:
 
Vedo alberi verdi, vedo rose rosse, le vedo sbocciare per me e per te. E fra me e me penso: Che mondo meraviglioso!
Vedo cieli blu e nuvole bianche, il benedetto giorno luminoso, la sacra notte scura. E dentro di me penso: Che mondo meraviglioso!
I colori dell’arcobaleno, così belli nel cielo, sono impressi nei volti della gente che passa. Vedo amici darsi la mano, chiedendo come va? È come se si dicessero: Ti amo!
Sento bambini che piangono, li vedo crescere. Impareranno molto più di quanto io saprò. E fra me e me dico: Che mondo meraviglioso!
Sì, fra me e me ripeto: Che mondo meraviglioso!

La vita, anche grazie alla musica, è uno spettacolo incredibile!

Maurizio Spaccazocchi

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