Ritmo, emozione, musica

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«Il ritmo [] è, in ultimi termini, un fenomeno emotivo; dunque, la musica, in grado maggiore delle altre arti, può provocare determinate emozioni senza presentare nessun contenuto dialettico, né commentare parole, né stabilire relazioni dirette con un oggetto determinato, perché occupa il piano acustico, il quale è superiore al piano del linguaggio.

La forma sonora commuove per se stessa, perché la musica è pienezza di movimento, forma ed emozione.

Se l’osservazione dell’uomo primitivo suole essere impregnata così fortemente di emozione, si deve al fatto di percepire musicalmente tutti i ritmi.

In questo carattere emotivo ha radice anche quel dinamismo con il quale, una volta lanciati – come nel pensiero mistico –, i temi musicali vengono a svilupparsi seguendo leggi proprie senza preoccuparsi più dei ritmi iniziali, la cui imitazione forniva il tema originale.

Le pause, il cambio di movimento, l’accelerando e il rallentando non sono modalità accidentali, ma qualità essenziali, sia nella musica che nel linguaggio corrente dei popoli naturali e nelle lingue europee, in quanto sono impregnati di emozione».

Marius Schneider
(1946)
Gli animali simbolici
e la loro origine musicale
nella mitologia
e nella scultura antiche
Milano
Rusconi
1986
p. 147