Bonardi Giangiuseppe, A come… analogia

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Sono fermamente convinto che la prassi musicoterapica, utilizzando strumenti musicali o eventi ascoltati, medi, di fatto, le emozioni vissute dai partecipanti.
Le persone coinvolte, gli strumenti, le musiche ascoltate, agite, condivise, i silenzi, le relazioni scaturite, il tempo, lo spazio e le emozioni vissute sono quindi i fenomeni essenziali che, dinamicamente, entrano in gioco in qualsiasi processo musicoterapico.
La prassi musicoterapica è una realtà complessa costituita da fenomeni dinamici che interagiscono tra loro, ma come è possibile comprenderli?
Quali sono i ‘fattori S’[1] che li pongono in relazione?
La realtà musicoterapica sfugge spesso all’analisi dei nessi causali giacché difficilmente è possibile individuare, con logica deduzione, le cause e gli effetti dei fenomeni che la costituiscono.
In musicoterapia difficilmente troviamo il nesso causale che spiega, ad esempio, il senso che intercorre tra l’esecuzione di evento musicale suonato da una persona e l’emozione da lei espressa mediante la sua musica ‘naturale’.
L’identità tra la musica eseguita e l’emozione provata dalla persona non è, di fatto, dimostrabile con scientifica certezza[2] perciò è necessario porsi in un’altra dimensione quella analogica volta a ricercare, con estrema pazienza e perseveranza, gli elementi (‘i fattori S’) che simbolicamente mettono in relazione l’evento musicale eseguito con l’emozione provata.
I rapporti che intercorrono tra i vari fenomeni musicoterapici non sono quindi di identità ma soggiacciono, sovente, alla somiglianza, all’analogia.
La realtà musicoterapica può quindi esser letta, ossia interpretata, ricercando quegli elementi (i ‘fattori S’) che li pongono in relazione di affinità.
In questa prospettiva il pensiero di Marius Schneider offre un prezioso contributo a questa indagine quando evidenzia l’indubbio apporto dell’arcaico ragionamento per analogia volto all’interpretazione di realtà complesse come lo è, di fatto, la prassi musicoterapica.
Per il pensatore alsaziano[3] due fenomeni hanno una relazione di analogia quando individuiamo il ‘fattore S’, ossia il “ritmo simbolo” che, comune a entrambe i fenomeni, li pone in un rapporto di somiglianza.
Per Schneider, gli elementi comuni a fenomeni morfologicamente differenti sono:
‘il timbro della voce, il ritmo ambulatorio, la forma del movimento, il colore, il materiale’.
Nella sua proficua ricerca antropologica, Schneider[4] giunge a ipotizzare corrispondenze analogiche tra ben dodici fenomeni appartenenti a piani morfologici differenti.
 
Schneider così indica, con estrema chiarezza, la possibilità di ricercare relazioni analogiche che intercorrono tra: le altezze, gli elementi, gli astri, i colori, i sensi, gli animali, i simboli, i numeri, le ore e le case, le ideologie, le persone, gli strumenti musicali.
La rappresentazione cosmogonica così ottenuta può apparire stravagante, ma in realtà offre un prezioso stimolo a ricercare il senso delle cose, ponendole in relazione tra di loro, abbandonando la vana ricerca di spiegazioni causali che spesso risultano poco convincenti.
Il pensatore alsaziano non dà certezze ma stimola la ricerca di un senso possibile e, per questa ragione, perfettibile.
Solamente la persona interessata in questa ricerca individuerà con convinzione gli elementi acustici (il timbro della voce), dinamici (il ritmo e la forma del movimento), e visivi (il colore e la materia) che possono mettere in relazione di analogia fenomeni alquanto diversi.
Ponendo particolare attenzione alle relazioni di affinità che, secondo il pensiero schnederiano, intercorrono tra le altezze (le cosiddette note), le emozioni (le ideologie), i numeri (i piedi metrici), i simboli e gli strumenti musicali, si favorisce la ricerca di percorsi di senso volti a chiarire ciò che accade durante il processo musicoterapico.
Schneider offre così una ‘mappa’ per orientarci nella ricerca del senso di quanto accade in musicoterapia.
Sì, una ‘mappa’, una ‘carta geografica’, ossia un mezzo che ci può orientare nella nostra ricerca perché l’attribuzione di senso non è decisa da Schneider ma dalla persona che la formula, ossia da noi che ne siamo gli unici veri responsabili.
Giangiuseppe Bonardi
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[1] I termini riportati in corsivo e virgolettati sono desunti dalla terminologia schenideriana tratta, in particolare, dal I capitolo dell’opera citata nella nota n.4 di questo contributo.
[2] Al fine di un approfondimento di questa tematica si consigliano queste letture:
  • Marconi L., (2001), Musica, espressione, emozione, Clueb, Bologna;
  • Postacchini P., (2006), “Quando la musica diventa terapia”, pp. 155-156, in: Clarkson G., (1998), “I reame I was normal. A music therapist's journey into the Realms of Autism”, MMB Music, Inc. Saint Luis, U.S.A., trad. it.: “Ho sognato di essere normale. Il viaggio di una musicoterapeuta nel mondo dell'autismo”, Cittadella Editrice, Assisi 2006.
Manarolo G., (2006), Manuale generale della musicoterapia, Cosmopolis, Torino, pp. 57-146.
[3] Bonardi G., (2008), Marius Schneider e la... Musicoterapia!, 6 novembre 2008, MiA, Musicoterapie in Ascolto, http://musicoterapieinascolto.com/articoli/182-marius-schneider-e-la-musicoterapia
[4]Schneider Marius, (1946),  El  origen  de los animales - sìmbolos en la mitologìa y la escultura antiguas, Barcelona, Instituto Español de Musicologia, trad. it., Gli animali simbolici e la loro origine musicale nella mitologia e nella scultura antiche, Rusconi, Milano 1986, pp. 217-240.