Do

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 B. SUONO «DO1».
Tratti caratteristici:
  1. elementi: fuoco-aria (capelli-piume, metallo). Schneider Marius Tavola XII particolare a
  2. astri: Marte: Zodiaco lunare: Ariete, Cancro, Gemelli. Luna crescente.
  3. colore: rosso-giallo (arancia).
  4. sensi: vista-olfatto (occhio-naso).
  5. animali: elefante, cavallo e toro alati, lupo, orso, cervo, asi­no, montone, capra, tartaruga rossa, fenice, aquila e falco, bùceri, colomba, barbagianni, pesce volante, cigno, chioc­ciola.
  6. simboli: mandorla, ascia doppia, due linee parallele, coppia, porta, gola di montagna, scala, piano inclinato, albero bru­ciato, arco spirale S, biforcazione Y, collo, spalla.
  7. numeri: 2 (2-3), 11-12.
  8. ore, case: mezziogiorno (8-12). Giovedì.
  9. ideologia: legge dei Gemelli, eco, riti di guerra, di prosperi­tà, di resurrezione e di ascensione, sapere chiaro, porta ver­so Dio, tribunale, Paradiso, Inferno, nascita delle anime.
  10. persone: Gemelli, eroi, profeti, re, antenati, gemelli, giudici, (buffone).
Le trombe
Le trombe metalliche (1) rettilinee, che sogliono essere suonate a coppie (7) e sogliono emettere uno o due suoni (7) alla distanza di un’ottava2, corrispondono ai Gemelli (2).
Le loro forme sono caratterizzate dalla Luna crescente (2) delle loro bocche; le loro corrispondenze animali sono il cavallo e l’asino rosso (5), simbolo della guerra e del tifone.
Per il loro uso essenzialmente bellico (9, 10), il loro pianeta è Marte (2) e il loro simbolo umano il naso (4), perché la collera gonfia le narici.
Inoltre, si ritiene che i trombettieri abbiano la bocca piccola e grandi gli orifici del naso.
Spesso svolge una funzione analoga a quella del­le trombe del suono re, in quanto do e re sono i due pendii del monte di Giove e formuano i due piani inclinati (6) della linea do-sol-re3.
LINEA DO SOL RE
Come la vinā con 4 o 5 corde (re), le trombe (do) si suonano inclinate.
A causa del piano inclinato, a volte si confon­dono la fenice (do) e il drago verde (re), che spesso prestano la loro forma esterna a questi strumenti.
Così la tromba, che anche nel Medioevo europeo simboleggiò la parola di Dio4, sembra occupare ora il do, ora il re, che è il luogo mistico del linguaggio. Forse il do rappresenta la forza e il senso diretto della parola di­vina, mentre il re simboleggia probabilmente la parola divina nella bocca degli uomini e la parabola.
L’animale simbolico più caratteristico di questa tromba in do sembra essere il cavallo, al quale la cabala ebraica dava il ruolo di portatore del verbo divi­no5 e che, secondo la tradizione vedica, si sacrificò all’universo con lo scopo di costituirlo6.
Su questo piano inclinato do-sol bisogna porre anche la kithara asimmetrica, la cui sbarra trasversa­le inclinata reca le corde poste fra i corni del toro celeste. Vedre­mo più avanti che questa alternanza fra i due piani inclinati ha una ragione astrologica.
All’elefante (5), l’animale «seduto nel luogo più alto», cor­rispondono le trombe ricurve come la sua proboscide e le trombe fabbricate con una zanna di elefante, nella quale vivono gli ante­nati.
Nella cultura megalitica dell’Arcipelago di Salar7, questa zanna è considerata come una falce ( = do).
Gli araldi del re (10) sono coloro che suonano tutti questi strumenti.
Le trombe e i corni a forma di S sono di solito suonati a gruppi di due o tre strumenti (7)8.
 
I cembali metallici
Alla montagna di Marte, specificamente al si bemolle (Ge­melli), sono attribuiti i cembali metallici (1) e doppi (7) della ca­sella 9, perché nel circolo di quinte manifestano la forma di mez­zaluna (2) e in quanto insieme formano una mandorla (6).
Questi cembali sono quelli usati nel culto alle alte divinità in opposizione agli altri della casella 5, i quali sono riservati alle divinità inferiori o terrestri9.
 
Il flauto di Pan
Tutti gli strumenti metallici sono di colore giallo (3) o giallo-rosso (rame).
Nella casella 10 si trova il flauto di Pan, il quale corrisponde alle ali della fenice (5). La sua forma di scala (6) corrisponde alla stessa idea di ascensione (9), che ca­ratterizza la fenice, l’aquila e la serie ascendente degli armonici. https://it.wikipedia.org/wiki/Flauto_di_Pan
Si costruisce in forma doppia (7), sia con due serie di tubi stret­tamente legati _ l’uno maschile, l’altro femminile _, sia legando con una corda gli strumenti della stessa categoria. Quest’ultimo tipo è suonato da due uomini simultaneamente o alternativa­mente.
 
Elementi misti: a) con acqua:
In quanto questi elementi corrispondono alla linea si-fa-do, saranno trattati con maggiori particolari nel gruppo ideologico si­-fa-do. LINEA SI FA DO
 
Molte trombe metalliche (1-3) di questo gruppo di stru­menti accentuano il motivo della spirale (6) che si manifesta spe­cialmente nella strana forma dei lur nordici.  https://it.m.wikipedia.org/wiki/Lur_(strumento_musicale) 
Una pittura rupe­stre nordica mostra questi lur su una barca di culto che presenzia al sacrificio di un cavallo10 (si-do).
Tale posizione accentua il le­game mistico di questa tromba con l’acqua, il cui simbolo più adeguato; la conchiglia marina, presenta anche in si e in do la forma a spirale.
L’aquila e il cavallo sembrano essere gli animali di collegamento che meglio le corrispondono, dato che ambedue gli animali hanno un luogo mistico in si e in do.
In accordo con l’ordine della Via Lattea, la posizione iniziale dell’aquila sembra essere la casella 4; tuttavia, il suo luogo classico è nel do.
Molto probabilmente nella casella 4 si tratta di un’aquila marina e nella casella 10 dell’aquila delle montagne. Per il loro uso bellico (9), i corni ricurvi11 si collocano nella casella 8/9.
In opposizione alla conchiglia marina dell’oceano (casella 4- 5) si colloca nel do la conchiglia marina della casella 9-10, usata come strumento di tuono12 o di guerra (2, 9).
Emette due o, al massimo, tre suoni (7).
Anche oggi, il linguaggio popolare francese chiama il tuono «le tambour des escargot», per la predilezione che hanno le chiocciole di uscire sotto la tempesta13.
 
Il flauto nasale
Il flauto nasale e il sistro occupano la parte della montagna di Marte più vicina a Giove. 
Il flauto nasale ha un carattere bi­nario (7) e corrisponde all’asse do/sol-mi/si = fuoco/aria-terra/ac­qua.
ASSE DO SOL MI SI
Occupa la casella 12, in quanto ha relazione con il naso (4).
A proposito di questo flauto, C. Sachs14 adduce la seguente pre­scrizione bramanica:
 
Respira l’aria con l’orificio nasale destro.
Formula: Aum, Am di colore rosso.
Espira laria con l’orificio nasale sinistro.
Formula: Aum, Um di colore nero.
 
Si osserva qui molto chiaramente la mescolanza dell’ele­mento fuoco (rosso) con l’elemento acqua (azzurra o nera) espressa grazie ai colori opposti.
Conviene anche notare che la parte femminile (acqua) è la sinistra e la parte maschile (fuoco) la destra.
In questo strumento domina l’idea dellascensione mistica (9), perché il respiro è la manifestazione più sottile di Atman (anima individuale).
Questa pratica è ancora conosciuta negli esercizi degli yoghi.
Si chiude l’orificio nasale destro con il pollice e l’orificio sinistro con le ultime due dita della mano destra.
Allora si apre l’orificio destro affinché penetri l’aria, e si torna a richiuderlo.
Dopo un po, si apre l’orificio sinistro e l’aria esce dal petto; al­lora il secondo e terzo dito formano una gola (2) davanti agli oc­chi dello yoghi.
Questo flauto forma la contropartita del flauto mistico della casella 2.
 
Il sistro
Allo stesso limite del do, verso il sol (casella 12) si colloca il sistro, che è un manico con due sbarre verticali attraversate nella parte alta da altre tre sbarre metalliche collocate in modo trasversale e, spesso, ricurve a forma di S (6). https://it.wikipedia.org/wiki/Sistro
La sua ideologia mistica comprende anche un elemento acquatico in quanto que­sto strumento, nella sua forma terrestre, è utilizzato dai pescato­ri (casella 24) per attirare i pesci15.
La posizione del sistro della montagna è manifestata dal suo ruolo intermedio fra il do e il sol.
Costituisce il passaggio dal numero-idea 2 al 3, cioè la porta mistica verso Dio (6, 7). La posizione mistica del sistro sembra essere simile a quella delle porte sacre costituite da due pali late­rali e una sbarra trasversale (porte di Santchi) o da due pali late­rali e una sbarra trasversale che chiamano «un uccello [5] è seduto»16.
 
Legge dei Gemelli
Tutti gli strumenti della zona di Marte sono caratterizzati dal numero 2, i cui animali simbolici più eminenti sono l’aquila o il gallo bicefali, l’uccello-tuono della tradizione neoasiatica, che è, contemporaneamente, uomo e uccello.
I due gridi dellasino rosso e dell’uccello Capindjala (Rigveda II 43, 1) si ripetono con i due suoni della tromba e con le due posizioni della probo­scide dell’elefante.
La posizione della proboscide eretta a forma di S corrisponde al suono acuto, quasi contiguo a Giove.
La posi­zione bassa rappresenta la tromba a forma di J e il suono grave.
Tutti questi elementi, opposti sulla terra, costituiscono (come le due cime, gli altipiani e le profonde caverne della montagna di Marte) l’espressione materiale o acustica della legge dei Gemelli che riunisce sotto il suo giogo la vita e la morte, la costruzione e la distruzione, uomo e donna, fuoco e acqua (fiumi), luce e oscurità, cielo e inferno, Sole e Luna.
Dal ritmo di sacrificio (in­versione), che mette in relazione tanti fattori opposti, trae origi­ne la prosperità terrestre, se i Gemelli sono orientati verso la li­nea si-fa-do.
Il punto comune è il do (montagna), o, più esatta­mente, il si bemolle (Gemelli), nel quale convergono tutti i riti delle zone la-mi-si e si-fa, formando così quel triangolo-rituale di cui parlammo a pagina 181.
Grazie a quel triangolo, le idee di morte e di prosperità non mancano di manifestarsi simultanea­mente in tutti i riti effettuati di fronte alla montagna di Marte.
Il dio di questa montagna è un dio della morte violenta, del tuo­no e del lampo e, insieme, è un dio di vegetazione, di pioggia e di prosperità.
Il simbolo più appropriato di questo triangolo ri­tuale sembra essere la conchiglia dei mietitori17.
Fra gli animali, gli uccelli svolgono un ruolo eccezionale, giacché questi animali per la loro natura sono predestinati ad es­sere gli organi di collegamento fra la montagna e la valle.
Ap­paiono strettamente legati sia al culto funebre (si-fa-do) sia ai riti di prosperità terrestre (do-mi).
Questo è chiaramente dimostra­to, sia dagli uccelli di legno che si pongono nelle tombe, sia da quegli uccelli o «frecce ardenti» che escono dal tamburo di of­ferta del sacrificio.
Gli altri animali e gli esseri umani devono sacrificare la loro vita per poter effettuare il passaggio al cielo.
I metri musicali e le preghiere (uccelli) vanno direttamente verso la montagna (asse do-mi);Schneider Marius Tavola XII particolare b  ma tutti gli esseri mortali devono se­guire la linea si-fa-do (morte).
Per questo, sugli animali della zona si-fa-do, cioè sull’aquila, il cigno, la capra, il montone e il ca­vallo, ricade una funzione peculiare, perché nella zona della morte e della resurrezione si fissa la loro posizione mistica.
Gra­zie alla loro doppia posizione sulla linea si-fa-do, questi animali hanno un aspetto duale e sono i veicoli per eccellenza per tutti i riti di sepoltura, di resurrezione e di ascensione.
Sembrano occupare una posizione eccezionale gli esseri pe­riti di morte violenta o per un atto sacrificale (mi).
Questi esseri sono diretti al cielo sull’asse valle-montagna.
Tali vittime sono gli animali sacrificali, i guerrieri caduti in battaglia, o gli uomini che liberamente fecero sacrificio di se stessi davanti alla monta­gna di Marte e che sull’asse do-mi (dolore, dovere) acquistano già una natura nuova, aperta dal primo all’ultimo giorno della guerra, la porta di Giano a due teste (7).
Questo doppio aspetto dei Gemelli della montagna riappare nella tradizione degli Ewe (Africa occidentale) con la figura del dio So.
Questo personaggio celeste, come il toro o l’elefante di Indra (tuono), è capo del tuono e dei cacciatori.
La sua voce è il tuono forte, mentre la voce di sua moglie emette «il tuono nella litania»,18 la qual cosa vuol dire che essa ripete la voce di So, come le pietre (litofoni) o il flauto femminile ripetono il suo­no emesso dalla voce del cantore umano o del flauto maschile (risonanza)20. Con questo, sembra manifestarsi un aspetto molto caratteristico dei Gemelli.
 
Eco
La pietra della montagna di Marte risuona quando riceve un suono (voce, canto, metro poetico) dalla terra.
Ma solo nella sua risonanza celeste si manifesta la natura vera di questo suono della terra21.
In questo caso, la terra dà l’impulso e il cielo si limita a rispondere; ma, in quanto è una risonanza riflessa su un piano più alto e più essenziale, la rispo­sta celeste ha maggiore realtà dell’appello terrestre.
Così, un suono prodotto nel cielo è un atto creativo, che raggiungerà il grado più alto di realtà fisica solo dopo essersi trasformato sulla terra in una risonanza.
La realtà del cielo è una creazione della terra, e la realtà della terra è una creazione del cielo.
Questa concezione della vita, secondo la quale gli antenati pietrificati sulla montagna rigenerano continuamente la vita22 per mezzo di risonanze, deve avere origine nel fenomeno dell’eco.
Come il cielo e la terra costituiscono due parti analoghe, la relazione di analogia più perfetta è creata per mezzo dell’eco.
Ogni suono emesso è un sacrificio del pneuma vitale (aria) e ogni eco è un sacrificio dell’elemento fuoco (= pietra).
Nella forma estrema di questo sacrificio fra il cielo e la terra, gli dèi assumo­no voce umana e gli uomini si trasformano in pietre (muoio­no)23.
La denominazione dell’eco come «figlia della voce» (ebr, bat qôl) deve essere presa liberamente.
La tradizione messicana considera come «la voce dell’eco nella valle» quel suono della chiocciola (triangolo rituale mi-si-fa-do, fig. 26) che «il dio del cuore delle montagne» porta nel suo petto23.
Fig. 26
Nei Paesi Baschi, si crede che sta per morire qualche persona quando i sonagli producono un’eco24.
Alle pagine 12 s. dicevamo che l’uomo, quan­do ode la, propria eco, viene a udire se stesso e percepisce «la propria parte immortale», cioè la propria parte essenziale (acu­stica).
Inoltre, se I’intensità di questa voce viene ad essere molto forte, l’essere umano non può resistere all’appello imperioso del­la propria risonanza. In questa testimonianza africana, la riso­nanza era un riflesso dell’acqua.
Sebbene non sappiamo se l’eco della pietra svolga un ruolo simile nell’Africa occidentale, sem­bra molto probabile che accada così, dato che vi sussistono molti resti di una cultura megalitica e che nel territorio degli Agni si trovano «tavole di pietra sulle quali ballano e suonano il tambu­ro gli spiriti nella notte» (Agni).
Queste relazioni fra il corpo mortale e l’anima immortale costituiscono una analogia microcosmica della relazione generale fra il cielo e la terra che, come nell’anima e nel corpo, sono con­siderati come gemelli in modo sommario, e come suono ed eco nella loro sostanza metafisica.
La terra (gemello oscuro) e il cielo (il gemello chiaro) formano due parti analoghe (= gemelle) ma invertite, l’una (oscura) rispetto all’altra (chiara).
Lidea dei gemelli è l’espressione concreta e materiale della nozione di tesi e antitesi, mentre l’eco sembra rappresentare il denominatore comune, cioè l’aspetto metafisico (acustico) nella relazione di ana­logia mistica fra ambedue le parti.
Nel ritmo non acustico (gemelli) tesi e antitesi si riflettono invertite come in uno specchio.
Al contrario, nel ritmo acustico tesi e antitesi si riflettono senza essere invertite e quasi identiche: la tesi è il suono e l’antitesi l’eco.
Il suono della terra è un olocausto al quale la montagna di pietra dà il suo assenso e la sua risposta per mezzo dell’eco, il cui ritmo, uscendo dalla pietra, dà origine a vite nuove e simili a quelle che furono emesse dai cantori terrestri.
L’unione misti­ca di tesi e antitesi si verifica nel caso unico dei Gemelli della montagna, nella quale ogni vita si crea, muore e torna a crearsi, perché nei Gemelli coincidono l’eco e il suono. Pertanto, questo dio doppio è insieme il dio della guerra e della fecondità, della morte e della rinascita; di qui il fatto che siano necessari i sacri­fici cruenti per creare e mantenere la vita.
Associati odio e amo­re, Inferno e Paradiso, castigo e perdono, oscurità e luce, un suono grave e un suono acuto formano la costellazione dei Ge­melli nella quale ogni elemento è l’eco dell’altro.
Con questa in­terpretazione dei dati acustici siamo giunti al centro della reli­gione megalitica.
Tutto viene dalla pietra e tutto torna alla pie­tra.
Il ritmo che conduce questo processo continuo è un ritmo acustico.
Nel centro della montagna di pietra, mediatrice fra il cielo e la terra, si trovano i Gemelli, nei quali si confondono il suono e leco, tesi e antitesi.
L’idea dei gemelli25 riappare in quasi tutte le relazioni fra il cielo e la terra.
Per questo crediamo necessario fare qualche altro esempio, dato che sono particolarmente decisivi per il pro­blema impostato in questo capitolo. Sulla linea si-fa giungono i morti con la Luna nuova (fa) verso la montagna e nell’epoca del­la Luna crescente (do) offrono da lì alla terra la pioggia fecondatrice lungo l’asse do-mi, come risposta alle cerimonie terrestri of­ferte nel culto degli antenati.
Gli antenati vengono a rigenerarsi sulla stessa montagna, seguendo la linea do-re per tornare alla terra (reincarnazione) e vivere un’altra volta la vita terrestre (Luna piena e calante).
Si vede chiaramente che i due semicerchi gemelli della vita (si, fa, do, re e re, la, mi, si) corrispondono alle quattro fasi lunari.
Siccome la Luna è il simbolo della vita umana, il quarto crescente e quello calante, ossia la Luna nuova e la Luna piena, sono considerati anch’essi come gemelli. Cosi pure la Luna nasce sulla montagna e passa per un oggetto di pietra26.
 
Lhochetus
In molte culture oceaniche e indiane, un simbolo analogo è costituito dalla noce di cocco, le cui parti gemelle rappresentano il cielo e la terra, la Luna piena e la Luna nuova, la vita celeste e la vita terrestre.
La noce di cocco svolge una funzione impor­tante sia nei matrimoni sia nei funerali. Nel rito funebre dei Bhil riferito da P. Konrad27, una piccola vacca di latta è sospesa con un filo sopra un vaso di latte. Quando la vacca cessa il suo movimento pendolare, il celebrante chiede che si rompano noci di cocco, perché «il morto si è fermato davanti ad una montagna e non può avanzare oltre».
Questo ricorda il caso dei tamburi della vita spezzati nelle tombe per aiutare i morti28. Il cocco tagliato in due simboleggia la dissociazione della parte mortale e della parte immortale dell’essere umano; il frutto intero significa l’unione di ambedue le parti.
Musicalmente, la dissociazione di queste due parti si verifica mediante due suoni successivi e chiaramente separati nel tempo, mentre l’associazione si stabilisce con l’emissione simultanea e molto continua dei suoni.
Tali suoni possono essere eseguiti sia con due strumenti che si suonano a coppie (alternativamente nella dissociazione e simultaneamente nellassociazione), sia con uno strumento di costruzione biforme (di carattere gemello), co­me i flauti di Pan doppi o due flauti singoli legati luno allaltro con una corda.
L’usanza di suonare alternativamente in questo modo si manifesta anche nella tecnica musicale dei «corni russi» e delle tube del Tibet, nel suono alternativo delle campane e dei litofoni nell’antica Cina, nell’alternanza della voce umana e del flauto tra gli Ngoni (Africa orientale) e, nel Medioevo europeo, sotto. il nome di hochetus («unus tacet dum alius cantat»), che J. de Grocheo29 indica come un’usanza popolare dei contadini.
Nel descrivere una danza di spiriti, C. Nimuendaju31 parla di due flauti legati l’uno all’altro con una corda di un metro e mezzo di lunghezza, che reca nel suo centro una piuma di pappagallo.
Ciascuno di questi flauti è suonato da un uomo; il primo emette solo il suono do e il secondo produce il suono la precedu­to da un’appoggiatura (si).
Suonando alternativamente questi due suoni, si attirano gli spiriti.
Una volta riuniti gli spiriti, il mago-medico, vestito del mantello rituale, comincia a cantare con voce nasale e fa delle evoluzioni nel suo ballo da sinistra a destra. Quando gli spiriti sono «contenti», ambedue i flauti suo­nano insieme (simultaneamente) i due suoni e il ballo dello scia­mano fa delle evoluzioni da destra a sinistra.
Appena i due suoni vengono suonati insieme, gli spiriti dei morti cominciano a ballare, a condizione che tutti i cani (che sono soliti portare i morti verso l’altro mondo) siano allontanati.
Che cosa significano quel­la danza macabra e quella musica?
I due suoni alternativi attira­no gli spiriti, e i due suoni simultanei permettono che gli spiriti ricuperino le forze fisiche e ballino.
Sembra che uno di questi due suoni costituisca l’anima del morto e l’altro il suo corpo, o, più esattamente, il corpo del mago-medico, in quanto questi è solito prestare loro il suo mantello da ballo perché possano balla­re.
Il canto alternativo dei due suoni attira l’anima verso il corpo e accelerando questo canto alternativo i due suoni, cioè l’anima e il corpo, possono avvicinarsi sempre di più.
L’anima risponde al corpo quasi come il litofono al canto umano e ambedue le par­ti si riuniscono quando il ballo fa evoluzioni da destra a sinistra (montagna-terra) al ritmo dei due suoni eseguiti simultaneamen­te. Per terminare questo ballo si esegue un’altra volta l’hochetus, o, che è la stessa cosa, il canto alternativo che dissocia i suoni simultanei.
Il ballo fa evoluzioni un’altra volta dalla sinistra alla destra (dalla terra alla montagna) estraendo l’anima del morto dal corpo che lo sciamano gli prestava. Purtroppo C. Nimuenda­ju non spiega con maggiore ampiezza questo secondo hochetus; ma sembra probabile che la successione dei due suoni nell’hoche­tus finale debba essere invertita rispetto alla sua prima forma.
Il termine hochetus (= singhiozzo), con cui fu conosciuta nel Me­dioevo questa tecnica musicale, suggerisce che l’hochetus si ese­guiva anche con la voce umana e che il suo luogo mistico è la gola, la quale corrisponde alla gola della montagna di Marte nel sistema delle corrispondenze mistiche. Come il Cancro corri­sponde normalmente allo stomaco e misticamente al collo (gola), la corrispondenza mistica terrestre dell’hochetus (singhiozzo) nel do sembra essere il ruminare della vacca (mi). Questo è confermato dal fatto che il Cancro mistico (collo) corrisponde al Toro normale.
L’insieme di questa cerimonia di balli macabri deve oc­cupare la linea che va da si-fa (morte) a do (resurrezione).
 
I litofoni
Alla linea si-fa-do corrispondono anche i litofoni a forma di squadra o di testa di cavallo (fig. 82 a e b); ma la maggioranza dei litofoni sembrano orientarsi dal do al mi, in quanto strettamente legati ai riti di fertilità nel culto degli antenati.
Fig. 82 a e b
fig. 82 a e b
 
Come ab­biamo detto alle pagine 168 s., questi litofoni, che racchiudono gli antenati, a poco a poco furono sostituiti da dischi metallici nell’età del bronzo.
Questi dischi con dei contorni esterni o di­segni di monti, nubi, corni, lampi o lune (fig. 82) recano solita­mente due fori (7) che, data la loro posizione sulla montagna di Marte, non possono essere se non le aperture attraverso le quali precipitano la pioggia, fecondatrice o i fiumi che offrono gli ante­nati inerenti a questi dischi.
 Fig. 82
Su questa montagna, e probabil­mente in una caverna, si esegue il ballo dell’orso, accompagnan­dolo con il «tamburo di pietra» (litofono).
Già M. Granet vide chiaramente che, su questa montagna denominata anche «montagna dell’orso», c'è una caverna che un genio apre d’estate e chiude d’inverno. Se essa resta aperta durante l’inverno, non tarderà a scoppiare una guerra31.
C. Hentze, che documentò la ripartizione specialmente circumpacifica del ballo dell’orso, poté determinare, nel suo mirabile studio sui simboli lunari, che tutte queste cerimonie sono riti di fecondità dell’asse valle-monta­gna32.
Pertanto, l’orsa, come la vacca celeste vedica, rappresenta un animale della Magna Mater sulla montagna di Marte.
Rilevia­mo, altresì, che il corpo di un orso, una volta levata la pelliccia, assomiglia molto al corpo di una donna.
Marius Schneider
 
 

1Lettura tratta da: M. Schneider (1946), Gli animali simbolici e la loro origine musicale nella mitologia e nella scultura antiche, Rusconi, Milano 1986, p. 219-229.
2C. Sachs, Geist und Werden …, p. 152.
3 Si veda p. 172.
4 H. Abert, Vie Musikanschauung des Mittelalters, pp. 218-221.
5Eliphas Levy, Les Mystères de la Cabale, pp. 56 e 216.
6Brhadâranyaka Upan., ed Sénart, p. X.
7P. Arndt, Demon und Padzi, «Anthropos», 1938, voI. 33, p. 27.
8C. Sachs, Geist und Werden …, pp. 191-193.
9lvi, p. 150.
10J. Bing, Vie Felszeicbnungen von Fossum, «Ipek », 1936-1937, pp. 64- 65 e 69.
11C. Sachs, Geist und Werden …, p. 192.
12Ivi, p. 36.
13E. Gourget, L'argot musical, 1892, p. 356.
14C. Sachs, Geist und Werden ... , p. 118.
15 Ivi, p. 103.
16St. Poniatowski, Der Ursprung des Triampbbogens, «Mitteil. der An­thropolog., Gesellschaft», Vienna 1931, voI. 61, p. 351.
17Si veda a pp. 180 s.
18D. Westermann, So, der Gewittergott der Ewe, «Zeitschr. f. Ethnologie», 1938, vol. 70, p. 153.
19Si veda a p. 169.
20Si veda a p. 144.
21Secondo la tradizione megalitica di Solor, tutti gli uomini nascono sulla montagna di pietra. Si veda P. Arndt, Demon und Padzi, «Anthropos», 1938, vol. 33, p. 29. R. Lehmann-Nitsche parla («Anthropos», 1938, p. 267) di tutto un ciclo di miti di giganti e dèi di pietra. Si veda anche C. Hentze, Mythes et symboles lunaires, p. 33.
22Si veda a pp. 213 s.
23Th. Preuss, Kosmiscbe Hyeroglyphen der Mexikaner, «Zeitschr. f. Eth­nologie», 1901, voI. 33, p. 34.
24R.M. De Azkue, Literatura popular del país vasco, 1935, p. 218.
25Il problema dei gemelli sarà trattato più ampiamente a pp. 253 ss
26P. Arndt, Demon und Padzi, «Anthropos», 1938, vol. 33, p. 27.
27P. Konrad, Zur Ethnographie der Bhil, «Anthropos», 1939, vol. 34, p. 104.
28Si veda a p. 215.
29«Sammelb. d. Internat. Musikgesellschaft », 1900, vol. I, p. 1.
30C. Nimuendaju, Bruchstiicke aus Religion und Uberlieferung der Sipaia Indianer, «Anthropos», 1921-1922, vol. 16-17, p. 374.
31M. Granet, Danses et légendes de la Chine ancienne, 1926, p. 566.
32C. Hentze, Mythes et symboles lunaires, pp. 655.