Pasinetti Sandra, Contatti sonoro-musicali con Simona

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Lo S.C.C. (unico spazio comune di contatto) si è mantenuto intatto dal punto di vista della sua individuazione all’interno del contesto musicoterapico per tutta la durata dell’intervento. Nel ciclo intermedio Simona (nome di fantasia, in ottemperanza alla legge della privacy) ha iniziato ad occupare questo spazio spontaneamente mentre prima ciò accadeva solo se era stimolata da me. Sembrava che la ragazza manifestasse il suo “volere/non volere” –“potere/non potere” esprimersi a livello strumentale avvicinandosi e/o allontanandosi dallo S.C.C. Quando si allontanava, non solo rifiutava di esprimersi tramite il mediatore strumentale, ma non sempre accettava anche la mia  vicinanza fisica. Nello S.C.C. Simona dapprima si esprimeva a livello strumentale senza sostenere alcun contatto né visivo, né corporeo nei miei confronti; assumeva quindi una posizione inchinata in avanti o si metteva di fianco rispetto a me, tenendo lo sguardo sugli strumenti musicali, percuoteva con il battente o con le mani le congas, lo xilofono, il tamburello, il tamburello basco, per brevi attimi, ad intensità forte e velocità elevata (croma…, semicroma…). La ragazza ha iniziato ad effettuare delle produzioni sonore, rivolgendosi a me, solamente quando ho potuto ‘coinvolgerla’ all’interno di uno spazio comune utilizzando, come mediatore strumentale, il tamburello. Solo allora, più volte ho potuto proporre a Simona delle giustapposizioni di sonorità ad intensità forte e velocità elevata (croma, semicroma) e lei rispondeva con le mie stesse modalità, percuotendo lo stesso strumento anche se rifiutava di tenerlo e preferiva che rimanesse nelle mie mani. Simona, posta nel contesto musicoterapico, iniziava ad “aprirsi” utilizzando per esprimersi, non solo gli strumenti musicali, ma, anche, la sua voce. In seguito all’individuazione di un intervallo di V^ Giusta e di III^ Maggiore, nell’emissione vocale che Simona effettuava con maggior frequenza, ho proposto espressioni sonoro-musicali con uguale velocità, durata, intensità e utilizzando suoni compresi in questi intervalli producendoli in forma melodica ascendente/discendente. La mia proposta canora e la scansione ritmica strumentale del nome di Simona sull’intervallo di III^ Maggiore (do/mi/do) su un tempo di tre semiminime, ha suscitato in Simona un sorriso, unitamente alla ricerca del contatto visivo. Utilizzavo questa proposta come “invito-richiamo” rivolto a Simona soprattutto quando tendeva ad isolarsi. Tutte le espressioni a livello strumentale, vocale e canoro che sorgevano da me o da Simona, in modo, dapprima, casuale e, poi, sempre più ‘ricercato’, sono diventate, nel tempo, delle vere e proprie dinamiche con le quali esperire attivamente uno spazio che stava diventando comune. Simona accettava maggiormente di esprimersi a livello sonoro con il suo mediatore strumentale (congas o xilofono) e condivideva il momento con me. Io e Simona percuotevano in contemporaneità o in successione ognuna il nostro mediatore, tenendolo in mano, mentre prima ciò avveniva percuotendo un unico mediatore (il tamburello) tenuto generalmente in mano da me perché la ragazza non lo voleva. Progressivamente è aumentato il tempo di permanenza nello spazio comune di contatto di Simona che appariva più spontanea nelle sue produzioni strumentali e sembrava esplorare il mondo sonoro alla ricerca di variazioni che riguardavano l’intensità la durata, la velocità e l’altezza dei suoni. La ragazza, infatti, ha effettuato un primo approccio alla tastiera producendo suoni ad intensità minore e velocità lenta (minima, semibreve), mentre, solitamente utilizzava gli strumenti a percussione dando origine a sonorità con caratteristiche opposte. Un’ espressione a livello strumentale effettuata da Simona è sorta su imitazione di quanto io avevo prodotto sulla coppia di conga, con i battenti, per una durata di 3”, ad intensità piano e velocità elevata (croma/semicroma). Un’altra espressione di Simona è avvenuta “su imitazione” di una modalità che io generalmente utilizzavo per seguire le dinamiche di espressione a livello motorio: la ragazza si è premuta le mani sulla pancia per indicare un bisogno fisiologico ed era “seguita”, sfregando con una mano la membrana del tamburello, da me che, dopo essere stata osservata per un breve attimo, sono stata imitata sul tamburello basco. Si sono verificate situazioni in cui io, dopo aver “accompagnato” Simona nelle sue espressioni sonoro-musicali, continuavo a produrre sonorità senza interruzioni né modifiche dell’intensità, della velocità e della durata. In seguito a quest’atteggiamento Simona ha ripreso la sua espressione a livello strumentale fermandosi e poi ricominciando più volte. Il clima di esplorazione, di osservazione e di proposte/risposte tra me e Simona all’interno di uno S.C.C. ha portato alla realizzazione di numerosi scambi sonoro-musicali caratterizzati dalla produzione, in contemporaneità o in successione, di sonorità percuotendo con la mano o con un battente il tamburello e lo xilofono. Simona in queste occasioni di scambio assumeva senza difficoltà una posizione seduta frontale; mentre i rari contatti visivi, che ricercava e sosteneva con me, avvenivano non in contemporaneità con la produzione strumentale e avevano una durata breve (da 1” a 20”), un’intensità medio-forte e una velocità medio-lenta (semiminima, minima e semibreve). Io mi sentivo piacevolmente adeguata; esperivo in modo positivo la dimensione di scambio che si era creata tra me e Simona probabilmente rassicurata dal fatto che anche la ragazza appariva molto disponibile e cordiale, con un atteggiamento di amichevolezza e accettazione nei miei confronti. La situazione che caratterizzava il contesto musicoterapico è risultata dunque favorevole per l’insorgere di incontri sonoro-musicali significativi che, in parte, hanno avuto origine da scambi proposti soprattutto da Simona nello S.C.C. e, in parte, erano basati su un mio atteggiamento di autenticità in cui attuavo meccanismi di riproduzione su imitazione esatta di quanto era prodotto dalla ragazza a livello sonoro-musicale. Simona si è seduta in posizione frontale rispetto a me e, con un’espressione del viso molto dolce e tenera, si è avvicinata lentamente al mio viso fino ad effettuare, per qualche minuto, un contatto molto intimo con me che è avvenuto bocca-bocca, fronte-fronte o naso-naso. Tra me e la ragazza, come mediatore strumentale, c’era un tamburello che,  in un  incontro, era appoggiato sullo xilofono, mentre, in un altro, era tenuto in mano sia da Simona che da me. Simona ha ricercato e sostenuto  nei miei confronti un  contatto visivo lento e molto intenso mentre percuoteva con me il tamburello producendo sonorità ad intensità intermedia, velocità elevata (croma, semicroma), per circa 10” nel primo incontro e 5” nel secondo. Un incontro sonoro-musicale è avvenuto in posizione eretta frontaleed è stato preceduto da Simona che, rivolgendomi un sorriso, mi ha preso lentamente la mano per tenerla nella sua in modo molto delicato. Dopo aver ricercato nei miei confronti  un contatto visivo, la ragazza ha accettato i battenti che io le offrivo e ha iniziato a percuotere le congas. Io accompagnavo Simona utilizzando  il tamburello e, con lei, producevo sonorità che avevano una durata, un’intensità e una velocità molto simile a quelle degli incontri precedentemente descritti. Durante il ciclo intermedio si è confermato un altro incontro sonoro-musicale  proposto da me che, trovandomi in posizione seduta frontale con Simona, ho prodotto, insieme a lei, sonorità leggermente diverse rispetto a quelle con cui, di solito, avvenivano le espressioni a livello strumentale. Queste sonorità, infatti, avevano un’intensità variabile e una durata maggiore. In questa occasione è stato utilizzato un unico mediatore strumentale, ossia il tamburello tenuto in mano da me. Verso la fine del ciclo intermedio Simona ha iniziato ad essere presente nel contesto musicoterapico in modo palesemente diverso rispetto alle modalità che, generalmente, aveva manifestato. Il comportamento della ragazza denotava una profonda sofferenza non solo a livello emotivo ma anche fisico, con notevole sonnolenza, pallore e stati di malessere. Mi sento veramente preoccupata di fronte a Simona che, in posizione accovacciata, teneva la testa tra le mani o la appoggiava sulle mie spalle e mi rivolgeva uno sguardo “spento”, senza avere una minima reazione motoria per istanti che mi sembravano un’eternità. Mi arrabbiavo con me stessa per l’impotenza che provavo in quanto ero consapevole che lo stato emotivo di Simona non dipendeva da me, né da quello che accadeva durante il momento dell’intervento musicoterapico, ma doveva essere collegato a problematici fattori esterni di fronte ai quali si poteva fare ben poco. L’unico segnale, da prendere in considerazione per riuscire a essere presente nello stato di “apparente isolamento” di Simona, era lo sguardo che rivolgeva a me e alla fonte di emissione sonoro-musicale durante la proposta delle sonorità e delle musiche che le appartenevano. In relazione a questo ho pensato che fosse opportuno intensificare l’intervento musicoterapico strutturando il ciclo finale in due/tre sedute  settimanali. In questo modo pensavo di riuscire a riattivare i limitati livelli di adattamento e facilitare la permanenza di Simona nel contesto musicoterapico proponendo l’ascolto degli eventi sonoro-musicali a lei graditi.

 Sandra Pasinetti

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