Bonomi Carla, Dal silenzio al risveglio acustico di Costantina

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All’inizio di ogni seduta, della fase iniziale dei trattamenti, mi recavo da Costantina* nel suo reparto e la invitavo a seguirmi  nel contesto musicoterapico. Durante le prime due sedute, Costantina assumeva la postura seduta sulla sedia vicino alle maracas, con capo chino ed occhi chiusi. Non vi è stato quindi da parte di Costantina nessun tipo di esplorazione, né a livello visivo né a livello tattile degli strumenti. Dopo un primo atteggiamento di attesa, vissuto con molta tranquillità da parte mia, decisi di prendere l’iniziativa. Decisi di suonare gli strumenti per lei perché mi ero convinta che, “in fin dei conti” non si può cercare ciò che non si conosce. Per un attimo pensai, forse sbagliandomi, che Costantina, prima di questa esperienza, non abbia mai visto gli strumenti musicali proposti. Forse non sapeva cosa fossero e come si utilizzassero. Inizialmente suonai lo jambé, accarezzandolo con le mani o percotendolo delicatamente con i polpastrelli delle dita o graffiandolo. Successivamente le proposi il tamburo (facendo strisciare i battenti sulla pelle) e le maracas, sintonizzandomi con il tremolio delle sue braccia. Infine suonai  lo xilofono, improvvisando una melodia di delicata e lenta. Costantina  sembrava gradire questo intervento. Durante “l’ascolto” di ogni strumento, da me suonato, accennava un sorriso; apriva gli occhi ed alzava leggermente il capo, guardando lo strumento per poi ritornare immediatamente nel suo atteggiamento “di chiusura”. Ero preoccupata d’essere invadente, perciò le mie proposte musicali erano brevi e intercalate da lunghe pause, “silenzi”. Durante il terzo incontro, Costantina, seduta sulla sedia, decise di “esplorare” lo jambé, con le mani, ed il tamburo con i battenti.Il tamburo e lo jambé saranno i mediatori scelti da Costantina per tutta la fase iniziale del trattamento. Mentre Costantina “esplorava” gli strumenti, io imitavo i suoi movimenti, utilizzando le mani, evitando il contatto tattile al fine di non apparirle invadente. Per ben quattro sedute le espressioni sonoro-musicali di Costantina erano caratterizzate da un’iniziale fase di esplorazione seguita dalla percussione, con mani o battenti, di suoni di debole intensità, non strutturabili ritmicamente. A volte suonava con gli occhi chiusi, dando l’impressione che si lasciasse avvolgere, per cominciare ad esplorare i suoni provenienti da se stessa. In tutti questi momenti, dopo un periodo di attesa, decidevo di inserirmi inizialmente, imitando il suo “gesto musicale” e successivamente, inserendo semplici incisi ritmici binari. Costantina però in tutte le produzioni sonore, sembrava non accorgersi  della mia presenza. Nella nona seduta, dopo un breve momento esplorativo iniziale, Costantina eseguì, con forte intensità, un ritmo binario ben definito formato dall’articolazione di semiminime. In seguito suonò il tamburo e lo jambé, realizzando un nuovo inciso ritmico, formato da una semicroma seguita da una croma con punto. Inizialmente imitai il suo “incipit ritmico”  e, in seguito, proposi delle variazioni. Costantina ripeté, con forte intensità, in modo ostinato le sue articolazioni. Costantina, durante le sue espressioni strumentali, viveva in una situazione d’ascolto di sé. Brevissimi i momenti (due o quattro secondi) in cui le produzioni sonoro-musicali erano rivolte nei miei riguardi. Nella decima ed undicesima seduta, Costantina iniziava la sua produzione sonoro-strumentale con gli stessi ritmi da lei proposti nelle sedute precedenti, trasformandosi quasi in un rituale d’inizio. Con questo rituale sembrava che Costantina volesse riprendere il contatto interrotto, tra una seduta e l’altra, con me, ma soprattutto con se stessa. Nell’undicesima seduta però, dopo aver suonato in modo ostinato i suoi ritmi, con tempo lento ed intensità forte, e dopo una brevissima “esplorazione musicale”, Costantina eseguì un nuovo ritmo (due semicrome ed una croma), sempre con intensità forte e tempo lento. Terminata l’espressione strumentale, Costantina si alzò dalla sedia (mentre io continuai a suonare) e si sedette a terra sotto la finestra. Inizialmente mi guardò, poi fissò il lettore CD, indicandomelo con il dito medio della mano destra, mi chiese d’ascoltare musica. Smisi di suonare e le proposi l’audizione della canzone “Quarantaquattro gatti”. Costantina ascoltava il canto con interesse, sembrava di suo gradimento, tanto che mi richiese l’ascolto per altre tre volte; provai a cambiare evento musicale, ma urlò: “no”. Durante l’ascolto Costantina eseguiva timidamente il ritmo del ritornello con la testa, movendola da una parte e dall’altra, mentre io l’accompagnavo con il tamburello. Nelle successive quattro sedute, l’esecuzione strumentale di Costantina restava invariata e fu lei stessa a chiedermi l’ascolto della musica, indicandomi il lettore CD con il dito. Al primo ascolto aggiunsi però un nuovo brano “Il Pinguino Belisario”. Durante la sedicesima seduta, si verificò la prima grande sorpresa… per la prima volta Costantina utilizzò la voce per cantare. La ragazza accennò diversi motivi, sebbene li pronunciasse in modo poco chiaro. Tra i vari frammenti riuscii a riconoscere una canzone scritta e cantata da Nicola di Bari “La prima cosa bella” e “Mamma son tanto felice” … canzoni che conobbi e che cantai con lei. Attraverso l’espressione canora Costantina riuscì relazionarsi con me per ben quattro minuti...
 
*Nome di fantasia, in ottemperanza alla legge della privacy.
Carla Bonomi

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