Converso Astrid, Considerazioni conclusive dell’esperienza musicoterapica con Giorgia, Marcello, Anna, Emma, Matteo*

  • Stampa
Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 
L’esperienza vissuta mi ha consentito di poter riflettere in merito ad alcune  tematiche particolari  che caratterizzano qualsiasi azione musicoterapica, ossia vivere, ascoltare le emozioni, le relazioni sonoro-musicali, le attese e i silenzi.
Il lavoro svolto in circa due anni non può sicuramente dirsi concluso, mi ha comunque indicato la strada da seguire.
Credo che questo percorso, non dovrebbe mai finire in quanto il   senso del mio lavoro è quello di cercare di migliorare e di aiutare (terapia) le persone disabili, bisognose di cure per “l’anima”.
Un aspetto molto interessante del mio lavoro è stata la necessità di dovermi confrontare con una realtà difficile e non alla portata di tutti.
In questa situazione l’intervento musicoterapico doveva coordinarsi con altre persone con professionalità diverse cercando di collaborare al meglio (équipe), imparando anche nel concreto, a lavorare per progetti e  obiettivi.
Non da ultimo ho potuto constatare che tutti i cambiamenti, per poter essere attuati, e non rimanere dei bei progetti teorici, necessitano di un forte coinvolgimento emotivo: non si può imporre a nessuno il cambiamento: deve essere il singolo a crederci.
Il cambiamento deve arrivare, innanzitutto, da noi.
Se noi stessi, come terapisti non ci crediamo, e ciò implica intanto un forte coinvolgimento, è impossibile riuscire ad attuarlo.
Sono stati due anni particolarmente difficili, dove però sono riuscita a comprendermi e a comprendere meglio gli altri.
La scoperta paradossale è avvenuta al termine dell’esperienza quando mi sono resa conto che sono stati “i miei ragazzi” ad avermi insegnato qualcosa e, forse, qualcosa ho insegnato io a loro.
Nello specifico con:
  • Giorgia ho imparato a riconoscere e a gestire le mie emozioni per poi poter supportare, gestire e aiutare quelle altrui;
  • Marcello ho imparato ad aspettare, ad avere pazienza, a prendere coscienza delle tempistiche del prossimo, e a non pretendere niente subito, a trasmetter sicurezza in modo da far sentire l’altro a proprio agio;
  • Anna ho appreso il vero significato del silenzio, e mi ha fornito gli strumenti per saperlo usare e saperne trarre mezzi di comunicazione adeguata;
  • Emma ho capito l’importanza di una relazione sonora, fatta di sguardi di intesa, di “musica d’insieme” per creare e comunicare. Se un ritmo si produce contemporaneamente, ma, manca lo sguardo reciproco, non si può affermare di avere una interazione sonora;
  • Matteo ho avuto più difficoltà. L’aggressività latente di Matteo dovrebbe essere analizzata a fondo. Posso considerarlo quasi come il mio primo insuccesso, dove per arrivare a delle conclusioni ci sono voluti due anni pieni e, non sono ancora del tutto risolti  i suoi “atteggiamenti” aggressivi.  Sicuramente, come in tutti i casi, ci sono componenti esterne che influiscono su questi ragazzi “problematici”, ma con Matteo ci sono difficoltà di relazione molto profonde, non solo all’interno dell’habitat musicoterapico o comunitario, ma anche nella vita di tutti i giorni. 
Attualmente sto collaborando con l’équipe per migliorare le condizioni di Matteo, aiutandolo a sentirsi partecipe e indispensabile per la vita comunitaria.
Guardandomi indietro e, ripensando ai due intensi anni di lavoro che ho compiuto, posso affermare di essere soddisfatta.
Ero partita con tante paure e incertezze, che la sola teoria non può eliminare e, alla fine del percorso, mi riscopro piena di entusiasmo e carica di buoni insegnamenti che non avrei mai pensato potessero arrivare proprio da chi necessita di cure.
 
Approfondimenti  bibliografici
  • Bruscia, Kenneth, (1989), Definire la Musicoterapia, ISMEZ, Roma 1993.
  • Wigram Tony,  Pedersen Inge Nigaard, Bonde Lars Ole, (2002), Guida generale alla musicoterapia. Teoria, pratica clinica ricerca e formazione, ISMEZ, Roma 2003.
  • Bonardi Giangiuseppe, (2002), , “Osservazione e Prassi in MusicoterapiaDispensa Laboratorio, Centro Educazione Permanente sezione Musica Assisi.
  • Devoto G., Oli C., Vocabolario della lingua Italiana, Edizione Euroclub Italia, 1989.
  • Cannao M., Moretti G., (1983), Il grave handicappato mentale, Roma, Armando Armando Editore.
  • Gaita D., “Il pensiero del cuore”, Milano, Bompiani, 1991.
  • Postacchini P.L., Ricciotti A., Borghesi M., “Lineamenti di   musicoterapia”, Roma, Carocci, 1998.
  • Ricci Bitti P. E., Regolazione delle emozioni e arti-terapie, Roma, Carocci, 1998.
  • Kant E.., Critica della Ragion pura, Vol I, sesta edizione, Laterza, Bari, 1977.
  • Massime di saggezza per la vita di tutti i giorni, Newton & Compton Editori, Roma, 2003.
  • Padovani A., E. Bottero E., Pedagogia della musica: orientamenti e proposte didattiche per la formazione di base, Guerrini e Associati, Milano, 2000.
  • Watzlawick Paul, Pragmatica della Comunicazione Umana, studio dei modelli interattivi delle patologie e dei paradossi, Ed. Astrolabio Ubaldini, 1971.
  • M. Spaccazocchi, Crescere con il canto 2. Progetti Sonori. Pesaro Urbino. 2004, pp. 74, 75.
Approfondimenti discografici
  • Celentano “Quello che non ti ho detto mai”.
  • Vangelis “ Main theme from “Missing” ”.
  • Ennio Morricone “The legend of the Pianist”.
  • Carla Bruni “Quelqu'un m'a dit”.
  • Enya “The memory of trees”.
  • Jovanotti “Piove”.
  • Tshiribim.
  • Rino Gaetano “Il cielo è sempre più blu”.
  • Franco Battiato “Gli Uccelli”.
  • Sugar Free “Cleptomania”.
  • Povia “I bambini fanno Oh”.
  • Flaminio Maphia “Che idea”.

Astrid Converso

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

*Nomi di fantasia, in ottemperanza alla legge della privacy.