Bonardi Giangiuseppe, Riflessioni...

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Care lettrici e cari lettori di Musicoterapie in... ascolto, dopo una settimana dalla pubblicazione del contributo del M° Spaccazocchi: “Le competenze musicali in entrata per la musicoterapia” (13 novembre 2013), non sono pervenuti commenti. Solo qualche rara e-mail è giunta nella mia casella di posta elettronica sotto forma di annotazione personale. Il contributo del M° Spaccazocchi è certamente corposo da analizzare, ma i tempi della rete sono velocissimi e, in considerazione di ciò, ecco alcune mie considerazioni.
 
Situazione odierna
Attualmente:
  1. il post in questione è stato finora visionato da circa trecento persone;
  2. il contributo non ha avuto nessun commento;
  3. presso la mia casella di posta elettronica sono pervenute alcune e-mail che esprimono un parere in merito alla proposta del M° Spaccazocchi.
Riflessioni
  1. Il dato rilevante è proprio questo silenzio (assenza di commenti), un silenzio assordante carico di possibili innumerevoli e contrastanti significati… che possono spaziare dal pudore nel dare il proprio parere di assenso o di diniego, sino al… disinteresse per il tema. In ogni caso è un silenzio… eloquente… che fa riflettere… lungamente.
  2. Tra le poche e-mail che mi sono pervenute, alcune concordavano e apprezzavano, in linea di massima, le proposte del M° Spaccazocchi, mentre altre, più numerose ma non eccessive, si chiedevano come mai, un tema risaputo e importante, sia stato sollevato solo ora, sapendo che noti formatori italiani insegnano in corsi di musicoterapia che non richiedono tuttora, ai propri iscritti, alcuna certificazione musicale in ingresso.
Ciò che ho delineato pocanzi è il “quadro” delle “risposte” pervenute dopo l’appello-presentazione lanciato dal blog il 13 novembre. Essendo io l’ideatore e il responsabile di Musicoterapie in... ascolto ritengo giusto e doveroso dare risposte a quanti, a vario titolo, hanno condiviso la proposta del M° Spaccazocchi, esponendo anche la mia posizione in merito al citato contributo.
 
Alcune considerazioni personali emerse dalla lettura della proposta del M° Spaccazocchi
Da qualche anno mi interesso al tema: il senso del musicale in musicoterapia (http://musicoterapieinascolto.com/ebook/96-bonardi-giangiuseppe-il-senso-del-musicale-in-musicoterapia).
La mia curiosità in merito al musicale in musicoterapia è iniziata quando, svegliatomi dal torpore intellettuale in cui ero immerso, accolsi, al meglio delle mie competenze, l’appassionato e vigoroso invito, sollevato alcuni anni fa dal Dott. Pier Luigi Postacchini.  Una scelta di campo, quasi solitaria, quella del Dott. Postacchini, che peraltro continua tuttora nelle sue lezioni formative di musicoterapia, nei suoi testi e nei convegni in cui interviene. In questa prospettiva ritengo che la pregevole proposta del M° Spaccazocchi rientri, a pieno titolo, in questa tematica di riflessione più ampia.  L’unica cosa che vorrei aggiungere al corposo ventaglio di competenze manifestato dal M° Spaccazocchi è che in musicoterapia abbiamo a che fare non solamente con la “musica artistica”, ampiamente indagata nel contributo spaccazocchiano, ma sovente con la “musica naturale”, ossia quel tipo di musica che Marius Schneider definisce… “Costituiscono tale musica i suoni che l’uomo emette spontaneamente, sia come espressione del ritmo interiore della propria persona, sia come imitazione dei rumori della natura. Si tratta dunque di una musica essenzialmente improvvisata, o conforme alle manifestazioni acustiche abituali di un individuo[1].>>.  Credo però che queste sottili disquisizioni di natura musicologica siano da approfondire durante i corsi di formazione in musicoterapia, così come meriterebbe un’attenzione particolare anche l’analisi che i possibili apporti del fonosimbolismo, studiato dal Dott. Ferdinando Dogana e citato nel post di Maurizio Spaccazocchi, possono avere nel contesto musicoterapico.
 
Il silenzio dei commenti
  • Per un musicoterapista è fondamentale saper ascoltare. Questo è un fatto inoppugnabile, peccato che tuttora non sia molto bravo in questo “campo” né sia in grado di insegnarlo; lo so è un mio limite… non si può essere perfetti, ma ora mi metto in gioco.
  • È difficile ascoltare l’assordante silenzio dei commenti non pervenuti. È difficoltoso ma è mio compito accoglierli e meditare su questa paradossale proposta dei lettori e delle lettrici.
  • È per me facile accogliere le proposte di quanti con le e-mail private abbiamo espresso il loro assenso.
  • È maggiormente problematico ascoltare il grido dissonante  di quanti hanno espresso il proprio dolore, la loro perplessità e il loro disappunto. Queste persone, che ringrazio, con la loro dissonante musica, mi hanno ricordato la differenza che sussiste tra “strillare” e “cantare” come peraltro lo spiega mirabilmente, ancora una volta Marius Schneider: “Dalla discrepanza fra il pensare (o il parlare) e l’operare risulta una cultura fittizia che, al massimo, può essere una civiltà. In essa le verità non cantano; solo strillano o ammutoliscono[2].”.
Ciò che scrivo e propongo nel sito è ciò che penso, faccio, condivido. Vorrei che i contributi proposti non strillino ma cantino una musica alta volta al miglioramento “polifonico” della realtà.
E con queste parole mi commiato da voi carissime Lettrici e carissimi Lettori di Musicoterapie in… ascolto
Grazie, cordialmente, a presto…
Giangiuseppe Bonardi
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Musicoterapie in Ascolto

[1] Schneider M., Il significato della musica, Rusconi, Milano 1970, pp. 96, 97.
[2] Schneider M., (1946), Gli animali simbolici e la loro origine nella mitologia e nella scultura antiche, Rusconi, Milano 1986, pp. 121, 122.