Carli Giovanni, La relazione di fine progetto: sfumature interpretative tra arbitrato e libero arbitrio

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Il testo che segue, assolutamente fedele e professionale nelle intenzioni, è la relazione conclusiva dell’area musicoterapica di un progetto di integrazione attuato in aree socialmente eterogenee di una cittadina veneta, che prevedeva, tra le varie iniziative, una pubblicazione finale in grado di descrivere il percorso effettuato. Ho cercato di scantinare la stesura della relazione il più possibile, provando una avversità immotivata riguardo a questo tipo di incombenze, ma alla fine ho ceduto e mi sono cimentato in questa prova. Rileggendo lo scritto mi sono reso conto di quanto rispecchiasse le difficoltà comunicative nella relazione umana e quanto l’ambiguità informativa giochi un ruolo primario nello scambio interpersonale. È nella definizione della relazione  figura-sfondo che avviene la lettura e l’attribuzione di significato, ed è nella sostituzione di uno dei due elementi che Bateson identificava l’elemento umoristico. Sintonizzazione significa anche intonarsi al medesimo livello interpretativo linguistico poiché difficilmente ci si trova in situazioni puramente sonore. E anche quando si crede di essere allo stesso livello spesso si pecca di presunzione. È un gioco, un continuo rincorrersi per cogliere quelle sfumature che mutano radicalmente il significato di uno scambio apparentemente statico. A questo proposito, non saprei dire il perché, una volta riletto il testo mi è venuto spontaneo sostituire i nomi del responsabile del progetto e del terapeuta rispettivamente con i nomi di P. B. e di M. R. . Come relazione congressuale di partito a me è parsa credibile e anche terribilmente seria… la qual cosa ha ulteriormente rinforzato le mie convinzioni riguardo alle ambiguità della comunicazione umana e allo straordinario potere terapeutico di una sana risata.
Il lato creativo dei progetti di intervento spesso si manifesta pienamente nel momento della necessaria sintesi finale, in cui si valutano gli effetti prodotti in relazione agli obiettivi prefissati. Una delle difficoltà principali resta sempre quella di riportare, in dati oggettivi e misurabili, i vissuti emotivi e il coinvolgimento individuale dei partecipanti. E un primo dato importante di questa esperienza si rileva nel fatto che il numero di partecipanti sia stato costante, con una presenza attiva al punto di originare frequentemente nuovi spunti di discussione rispetto alla situazione di partenza. Questo interesse ha avuto origine dalla proposta “diversamente intelligente” del Responsabile del progetto, P. P. - che ringrazio ancora una volta per la collaborazione, il sostegno e la fiducia riposta - di abbinare un percorso musicale a un percorso letterario, una sorta di viaggio in parallelo tra esperienze apparentemente lontane. E se l’obiettivo a monte era un progetto di integrazione sociale caratterizzato da molteplici valenze, a valle si è realizzato un percorso costruito volta per volta sugli spunti evidenziati nei racconti e rinforzati, plasmati, a volte distorti, mai fuori luogo, da interventi personali impregnati delle esperienze di vita di ognuno. In questi lavori il rischio è di peccare un poco di presunzione: nel mio caso l’obiettivo era di portare un nuovo punto di vista/ascolto in grado di determinare in queste persone un diverso grado di integrazione dell’ambiente circostante. Il fatto di rielaborare una lettura accostando un brano musicale e interpretandone le diverse sfumature poteva contribuire a un cambiamento nella direzione voluta. Ma come spesso succede nel mondo reale, la vita procede in modo apparentemente arbitrario e le reazioni suscitate dai conduttori non corrispondono sempre alle aspettative: è la dinamica relazionale, ciò che rende le esperienze interessanti e non scontate, l’imprevedibilità di una risposta che muta improvvisamente l’equilibrio iniziale e costringe a nuove correzioni e mutamenti nel percorso stabilito. Questo si è verificato spesso durante i nostri incontri e costituisce anche il motivo principale di soddisfazione nel valutarne l’efficacia. Non sono in grado di quantificare oggettivamente il cambiamento ottenuto all’interno della struttura a seguito di questa esperienza, sono però in grado di riscontrare cosa è cambiato in me nel confronto avvenuto. Ognuno di loro ha dato una diversa chiave interpretativa delle proposte, interagendo e confrontandosi, con pensieri ed esperienze a volte incongruenti ad un ascolto estraneo; come pure potevano apparire loro incongruenti e fuorvianti le mie osservazioni in merito. La sintesi di questo lavoro si può trovare in questa citazione, tratta dal film “Tutte le mattine del mondo”: “... la musica esiste solo per parlare di ciò che la parola non può parlare, in tal senso essa non è del tutto umana ...”. Una possibile traduzione di queste parole è che la musica, un certo tipo di musica, ben si presta a un simbolismo interpretativo; ma a ben vedere anche l’elemento grafico, e la parola scritta lo è, ha questa caratteristica. Nelle mie intenzioni, nel condurre il mio lavoro, ho continuamente prestato attenzione ai vari livelli di possibile interpretazione del materiale e degli interventi cercando di modulare il più possibile le mie proposte in relazione alle risposte dei singoli. Prendo allora la vivacità e la collaborazione ricevuta, da parte di tutte le persone coinvolte, come parametro di valutazione dei risultati, che considero estremamente positivi da un punto di vista tanto oggettivo quanto umano. Infine, nel continuo gioco interpretativo, a distanza di due mesi e mezzo dall'ultimo appuntamento, abbiamo ricevuto questo commento: “I vostri incontri mi hanno permesso di allargare le mie conoscenze...”. Dentro di me si è fatto immediatamente strada un senso di pienezza e orgoglio, felice del risultato raggiunto. Poi però l’ospite ha precisato ciò che per me era stato già sufficientemente chiaro: “... ho conosciuto delle persone nuove che prima non frequentavo...”. Sono disposto a riconoscere che questo è un obiettivo che non avevo assolutamente considerato ma che ha una notevole importanza per la maggior parte delle persone. Umiltà, per vivere degnamente la vita ci vuole umiltà. Vi ringrazio di cuore per il tempo trascorso insieme…
Giovanni Carli
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