Intervisione musicoterapica “aperta”: il senso della giornata

  • Stampa
Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 
Intervisione
Intervisione è il desiderio di confrontarsi, di condividere, di ascoltare, di accogliere il mio e gli altrui modi di fare musicoterapia.
Questa convinzione èaccresciuta negli anni perché, dopo ciascun incontro d’intervisione, cui ho partecipato, ho ascoltato, ho accolto, ho donato, ho compreso, ho chiarito, ho condiviso… insomma mi sono arricchito umanamente e professionalmente.
L’intervisione è ricchezza, dono, valorizzazione, apertura, rispetto di sé, dell’altro, del proprio e dell’altrui lavoro.
 
 
Musicoterapica
Musicoterapia è aiutare, curare, prendersi cura di una o più persone con la musica.
Prima ancora di essere arte, la musica è manifestazione ontologica, fisica e metafisica, di sé.
La musica è l’essenza di ogni individuo.
Noi siamo, in realtà, essenzialmente musica ossia quell’unità formata dalla compresenza dinamica del nostro corpo e della nostra anima.
Sì, noi siamo quell’unità di corpo e anima che si manifesta nel respiro, nella voce, nel movimento, nel nostro modo di vivere.
Ogni esperienza musicoterapica è quindi un “viaggio”, un percorso, volto all’ascolto, all’accoglienza, alla cura della musica disarmonica e “aritmica” che abita il corpo e l’anima di uno o più individui sofferenti.
 
 
“Aperta”
Apertura è avere il coraggio di condividere con altri i “viaggi” terapeutici che ostinatamente e stranamente chiamiamo, al singolare, musicoterapia, mentre sono, di fatto, musicoterapie, al plurale.
Ogni “viaggio” musicoterapico, sebbene sia diverso l’uno dall’altro, è un percorso metodico preciso articolato generalmente in queste fasi: la presa in carico, l’osservazione, ossia l’analisi della situazione problema, il trattamento (momento iniziale, intermedio, finale), i risultati ottenuti.
Ciò che costituisce la vera ricchezza di ogni prassi musicoterapica è però l’apertura, ossia l’accoglienza, dei diversi orientamenti teorici di riferimento che le ispirano.
Aprirsi alla diversa concezione epistemologica del collega significa accoglierlo e ascoltarlo, sapendo che, in un altro momento, sarò accolto e ascoltato anch’io.
La vera apertura è quindi essere disposti ad accogliere i punti di vista altrui, senza rinunciare al proprio, perché l’ascolto, l’accoglienza dei differenti orientamenti teorici di riferimento è la vera ricchezza che porta, all’armonia, all’accordo dei contrari, all’accordo delle nostre diversità, al dialogo, alla relazione, all’interazione, all’aiuto reciproco: una vera ricchezza.

Giangiuseppe Bonardi

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.