Bonardi Giangiuseppe, Radici e nutrimenti

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Innumerevoli musicoterapie[1] _ la maggioranza di quelle esistenti in Italia e all’estero _ fondano la propria operatività, attingendo le proprie ispiratrici linfe teoriche, da orientamenti epistemologici cari alla psicologia, alla psicologia della musica e, in genere, alle scienze mediche e psicoterapiche; altre si affidano alla musicologia, alla pedagogia e alla didattica della musica.
Un minor numero di musicoterapie fa riferimento alla pratica musicale compositiva, all’improvvisazione corale e strumentale, esplorando altresì didattiche musicali create appositamente per persone diversamente abili.
Infine ci sono musicoterapie che interpellano quadri epistemici molto particolari, talvolta bizzarri, incerti e sfumati.
Insomma ogni prassi musicoterapica ricerca, con le proprie radici, il nutrimento vitale dal quale attingere per ritrovare il senso del proprio operare.
Come un giovane albero, anche la mia musicoterapia ha radici che però affondano in terreni poco esplorati, ma cari ai cultori dell’etnomusicologia e dell’antropologia, incontrando con prudenza la iatromusica[2], la trance e l’estasi.
Son radici epistemiche che, percorrendo terreni argillosi, sabbiosi o rocciosi, interloquiscono con la filosofia e, in generale, con le scienze dell’uomo, aprendosi, di fatto, all’ascolto[3] e al dialogo.

 

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[1] Bonardi G., Muscoterapia o… Musicoterapie? 29 ottobre 2009, MiA, Musicoterapie in Ascolto, http://musicoterapieinascolto.com/articoli/343-bonardi-giangiuseppe-musicoterapia-o-musicoterapie
 
[2] “… «iatromusica», musica che guarisce, e che oggi chiameremmo «musicoterapia», in Rouget. G., (1980), Musica e trance, Einaudi, Torino 1986, p. 224.