In ascolto dell’altro, di Antonello Ricci

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«Una persona cono­sciuta soltanto nella formalità di un rapporto di lavoro offre di sé sempre e soltanto i suoi colori più sfavillanti.

È invece impor­tante raggiungere l’intimità della sua “grana della voce”.

Met­tere in mostra i chiaroscuri della sua personalità affrontandone i rischi.

Bisogna riconoscersi a vicenda sulla base di una comunicazione data per scontata, conosciuta nel senso pieno del termi­ne, non detta, ma udita, non sonora ma risonante: offrirsi all’orecchio dell’altro perché la voce dell’altro penetri nell’intimità del nostro orecchio.

Per raggiungere questo stadio di relazione è indispensabile calarsi nell’impuro grumo dei sen­timenti, a volte stridenti fra loro per discordanza e mutevolez­za di orientamento, e lasciarsi andare a essi, con il rischio reale di venirne travolti, comunque di esserne cambiati per sempre».

Antonello Ricci

Antropologia dell’ascolto

Edizioni Nuova Cultura

Roma 2010

p. 67