NOI SIAMO MUSICA

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Mi dispiace per i pre-socratici e per i post-socratici ma la musica è la causa prima di tutte le cose.
Il fondamento di ogni cosa non è dunque l’aria, l’acqua, il fuoco, la terra, l’atomo, né, tantomeno, il logos, ma la musica, che è presente in tutti.
Questo fatto era ben noto alla cultura vedica.
Marius Schneider1 l’ha intuito e dimostrato per tutto il Novecento ma non gli hanno creduto, ad eccezione di poche risonanti persone.
Ormai ne sono convinto anch’io; senza ombra di dubbio.
Siamo fatti di musica.
Noi siamo musica.
Nel nostro sangue scorrono i suoni; nel nostro cuore pulsa il ritmo vitale.
Non ho una conoscenza certa, scientifica, di queste affermazioni ma ho una consapevolezza maggiormente più alta e nobile, ne ho un’intuizione.
Ogni volta che cammino, mi muovo, mangio, parlo, respiro, penso, prego, intono la mia musica.
Certo, è la musica del momento, mutevole e mai ferma.
Non è inscatolabile.
Non è sublime.
Non è artistica.
Non è consonante.
Non è perfettamente intonata ma è la mia musica.
Non so con quale precisa frequenza risuoni la mia musica, se a 432, 432,5… 433… 440, 440 e 1/2… Hz, ma so che, a volte, si accorda perfettamente con quella altrui, altre, no.
A volte è piacevole, altre, spiacevole.
Dissonante, consonante, armonica, disarmonica, sublime, scanzonata, intonata, stonata ma, nel bene e nel male, è sempre la mia musica, sono io.
Siamo fatti di musica perché non resistiamo al suo richiamo.
Siamo fatti di musica perché risuoniamo in lei.
Siamo fatti di musica perché noi siamo musica.
Siamo fatti di musica perché siamo vivi.
Siamo fatti di musica perché la musica è vita.
La musica riattiva la vita.
Per alcuni eminenti, dotti, studiosi, la musica non significa nulla per cui non serve a nulla ma, di fatto, la musica è vita e la vita non significa, è.
E, per il semplice fatto di essere, la musica-vita include e supera qualsiasi significato utilitaristico.
Noi non siamo significati semantici statici ma siamo esseri umani, persone, presenze, essenzialmente musicali, perciò mutevoli.
Noi siamo musica perché, nutrendoci di musica, di fatto, ci apriamo all’ascolto e all’accoglienza, superando i mortiferi obiettivi perseguiti da una conoscenza che prende in considerazione solo ciò che ha valore utilitaristico ma che non è in grado di accogliere e ascoltare la vita stessa che la genera, ossia la musica, noi stessi.
La musica non è solo una realtà speculativa, esterna a noi, analizzabile come oggetto di studio teoretico.
La musica è al contempo, indissolubilmente, soggettiva e oggettiva perché noi la creiamo, la eseguiamo, l’ascoltiamo e l’accogliamo.
La musica esiste perché l’abbiamo inventata noi, per cui il suo radicamento è nella nostra soggettività, nel nostro esistere, nel nostro essere presenza.
La musica è presenza perché c’è quando esiste.
Quando la musica non si manifesta, è pensiero, è pulsazione, è palpito vitale, anelito, desiderio, richiuso in sé.
L’assenza di musica non è la manifestazione del nulla ma è pensiero inespresso: è musica inudibile.
È inutile opporsi a questa ineluttabile realtà, noi siamo fatti di musica, di tanti tipi di musica.
“Humana2”, naturale3, artistica4, intima5, “instrumentalis6”, ecco alcuni tipi di musica.
Noi siamo questi tipi di musica e molti altri.
Noi ci nutriamo di musica e la creiamo incessantemente.
Noi siamo esseri risonanti che pensano e vivono la perpetua, impercettibile, inconsapevole modificazione della realtà come lo è la musica quando si manifesta.
La musica non è presenza statica ma è presenza che muta continuamente, incessantemente, come lo è la vita, come lo siamo noi in realtà.
Ed è per questo che la musica, qualsiasi tipo di musica, è inafferrabile; se fosse afferrabile cesserebbe di esistere.
Ed è per questo che anche noi, esseri fatti di musica, siamo inafferrabili; se fossimo afferrabili cesseremmo di esistere anche noi.
Adottando un pensiero musicale, ossia dinamico, riusciamo a conoscerci un poco perché questo tipo di pensiero, fortemente analogico, primordiale e acustico, ci permette di ascoltare e accogliere la nostra eco interiore, ossia noi stessi, la nostra dimensione musicale intima e segreta che ci appartiene e ci identifica per quello che siamo in realtà: esseri fatti di musica.

 

Giangiuseppe Bonardi
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