De Martino Giuseppina, Se fossi il medico dell’anima?

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L’idea di potermi somministrare, un giorno a qualcuno, nella speranza di rendergli meno tedioso il suo temporaneo soggiorno mi affascina ed allo stesso tempo mi responsabilizza. L’idea di poter veicolare qualcosa che non conosco bene mi porta a desiderare l’approfondimento della mia conoscenza, ed è esattamente quello che faccio da quando ho avuto le prime esperienze di aiuto. Facendo il medico, spesso mi capita di dover alleviare la sofferenza e molte volte non è questione di analgesico, in una società che somministrerebbe anche l’amore in pillole, se si potessero vendere, a volte risulta davvero difficile spiegare perché si muore o ci si ammala, eppure bisogna provarci. L’altro giorno ero seduta davanti al mio pianoforte e riflettevo sul tempo, sul ritmo, cercando di comprendere perché quel compositore avesse scelto una combinazione così particolare di ritmi e suoni, poi ho provato un’emozione, ero soddisfatta e felice e mi sono chiesta:<< È forse questo che voleva trasmettere? >>. Quando inizio a suonare un brano è  come se iniziassi una conversazione con il suo compositore, non so spiegare esattamente ciò che accade ma a volte ho la netta sensazione di rivivere in quella melodia un’emozione, augurandomi che sia la stessa provata dall’autore in un tempo passato e se trovo conferma allora dico : << È questo che  S. Agostino intendeva con il  manifestarsi dell’immortalità dell’anima? >>. Per me suonare una partitura é come relazionarmi al suo autore, non è semplice da spiegare a parole ma credo che nella composizione ci sia l’anima di chi l’ha scritta e l’emozione di quel momento che resta  immutata nel tempo. La musica dunque può conservare inalterata nei secoli il segreto di un’emozione impressa e che viene dall’anima? Ne è dunque lei la custode? Chissà,  forse per scoprirlo bisognerebbe lasciarsi avvolgere  dalle onde di una melodia e perché no, magari  provare ad esprimerne una propria, con la certezza che di qualunque suono si tratti è certamente ciò che viene da dentro, un dentro che esprime qualcosa di importante, di condivisibile, con cui possiamo relazionarci per una volta senza parole…  Ebbene siamo giunti al cuore, all’essenza di ciò che spesso accade a coloro che sentono vicino il momento di salutarci, non ci sono parole ma profondi ed assordanti silenzi che lasciano pagine bianche sulle quali scrivere infinite emozioni o pentagrammi da riempire. Quanto è difficile raccontare e raccontarsi ma come diventa bello  trasformare il proprio vissuto in una melodia, in una poesia, in un canto o in un dipinto; arte espressione dell’anima. Quando ho salutato mio padre, ho riscoperto la musica che avevo accantonato, troppi gli impegni di lavoro e studio, troppe le responsabilità, piccole infingarde e meschine senza che me ne rendessi conto avevano sottratto tutta la mia energia vitale relegandomi in un angolino dal quale a malapena riuscivo ad intravedermi e così malconcia me ne andavo in giro per il mondo illudendomi di essere me stessa. Quanto ho amato ed amo tuttora i miei genitori, quando tre anni fa’  ho salutato anche mio padre, ho voluto stargli vicino fino all’ultimo istante, ricordo di aver azzardato anche un timido:<< Coraggio, va bene così vai avanti, segui la luce>>. Chissà perché gli dicevo così, eppure non sono mai morta, da dove ho preso quelle istruzioni che gli ho dato con tanta sicurezza? La risposta è giunta qualche giorno fa con una considerazione che ho scritto nella speranza di poter rendere onore a qualcuno.
Non ci è dato sapere.
Vivere sapendo di essere un mantice attivo dal primo all’ultimo respiro con un inizio ed una fine. Con l’inizio riempio, con la fine svuoto, ma cosa esattamente? Non mi è dato sapere! Apparentemente sembra si parli di un contenitore, ma è il contenitore che esisteva o e’ l’atto che ha generato il termine? Sono esatti i termini riempire e svuotare? Non ci è dato sapere! Oltretutto non sappiamo quanto tempo restiamo dal momento in cui riempiamo fino a quello in cui svuotiamo e chi o cosa siamo e/o svuotiamo ammesso che lo facciamo! Con questa semplice domanda parte il treno che mi condurrà là dove il tempo e lo spazio offriranno il geoide intorno al quale infinite domande orbiteranno generate da pensieri, intuizioni, considerazioni, affermazioni, figlie dell’incertezza della nostra condizione. Chi guiderà il treno? Non lo so, ma so che a un certo punto parte. Parte con un respiro e con un respiro finisce, non conosco l’inizio né la fine di quest’avventura ma vivo un’emozione che dura l’intero viaggio e ciò mi dovrebbe bastare e soddisfare. La durata del viaggio varia da pochi istanti a più di cent’anni mentre il traguardo è sempre lo stesso e che sia penoso o meno lo decidono cultura ed habitat altro non so. Ma perché il tempo è così importante? E soprattutto cos’è? Alcuni dicono il ricavato di  un’equazione V = S/T. Così sembrerebbe che il tempo sia qualcosa che dipende dalla velocità con la quale si percorre uno spazio. Allora anche la nostra vita è uno spazio che si può percorrere con una velocità variabile? Cosicché c’è chi vive un giorno e chi tantissimi anni? Siamo massi e meteore con il medesimo destino! E tutto questo finché rispondiamo alle leggi materiali che questa forma corporea ci impone ma se improvvisamente cambiassimo forma e da corpi più o meno belli diventassimo quella cosa chiamata luce che gli scienziati studiano da anni cercando di capire perché a volte si comporta come se fosse fatta di corpuscoli ed altre volte no, la velocità con la quale ci muoveremmo sarebbe sempre la stessa? Sto fantasticando lo so, ma se per un attimo accettassimo questa ipotesi come possibile, allora l’anima che i teologi e gli spiritualisti riconoscono come fatta di luce, sarebbe una forma  diversa con la quale muoversi e nella morte forse ne ritroviamo la dimensione? Ancora una volta non ci è dato sapere! Vivere nell’ignoranza sembrerebbe essere il nostro attuale destino e ribellandoci rischiamo di rendere penoso l’intero viaggio, sarà questo il motivo per il quale molti alla fine scelgono di giocare a pallone o a basket o decidono di fare qualsiasi altra cosa purché s’inganni il tempo,è esattamente così? Come quando facciamo giocare i nostri bambini nel treno o su qualsiasi altro mezzo,per distrarli e non farli annoiare? E che fra i tanti possibili modi per distrarsi ci sia anche la guerra?non posso crederci mi sembra assurdo, scegliere di ammazzare o di farsi ammazzare mentre aspettiamo di morire! Siamo pazzi? O semplicemente molto sofferenti? Il che sarebbe a dire quasi la stessa cosa! Aggiungerei un commento anzi un’altra domanda e cioè siamo davvero così certi che morte sia uguale a fine, dove per fine intendo dire fine di tutto ovvero quella deprimente sensazione di assenza totale di ogni cosa ma soprattutto di noi stessi? E se per caso il  fatidico giorno dovesse essere tutt’altro che questo,non è un vero peccato l’avere scelto di vivere la nostra breve apparenza in modo così penoso? Non mi resta che meditare…

In altre parole

Vivo sapendo di avere un tempo a disposizione come tutti e so che questo tempo è prezioso e non andrebbe sprecato, quando ero giovane avevo paura e per molti anni ho creduto che morire da giovani fosse stato peggio che morire da vecchi, poi ho scoperto che di fronte a questo evento ineluttabile il tempo non esiste, perlomeno per come lo si intende noi,non mi sono meravigliata più di tanto quando nelle librerie la mia attenzione è caduta su Einstein e la spiegazione per comuni mortali della teoria della relatività, per l'ennesima volta, l'essenza di coloro che sono stati ed hanno a lungo pensato in questa forma, mi è venuta in soccorso, aggiungendo qualcosa di banale, forse per qualcuno, ma che a me ha dato la forza per sostenere il peso di una morte giovane, di malattia o accidentale che sia. Lo so che certi discorsi di fronte ad una madre che ha appena perso il figlio sedicenne per un assurdo incidente, o per il padre che ha visto spegnersi il figlio poco meno che trentenne a causa del cancro, suonano come una specie di tortura, ma so anche che dopo che è passato un certo tempo, accade qualcosa, non saprei dire esattamente cosa, forse ci ricordiamo che siamo di passaggio in questa forma, i genitori saggi dimenticano di ricordare questo ai propri figli come se fosse ingiusto strapparli alla meravigliosa spensieratezza dei loro giovani anni ma quando il momento di lasciare questa forma si avvicina, ti chiedi perché di morte non si è mai parlato, il fatto è che non ci rendiamo conto che il tempo segue le sue leggi, quando i preti parlano di luce eterna si riferiscono alla stessa luce analizzata da Einstein? Se lo scorrere del tempo è relativo al mezzo nel quale viaggiamo e se l'anima ed il corpo sono due mezzi diversi, il corpo è più lento dell'anima,e l'anima per i teologi ha molto a che vedere con la luce, forse l'anima ha un tempo diverso perché è fatta di luce? è semplicemente un mezzo con il quale si viaggia più velocemente? Se ci osserviamo muovendoci alla velocità della luce tutto ci appare statico e immobile, se è vero che siamo fatti d’altro oltre che di materia, questo qualcos’altro potrebbe non essere soggetto alle leggi conosciute? Se così fosse che differenza c'è tra un vecchio ed un giovane che muore?  Oserei dire nessuna, lo so che sto rischiando, perché, la cosa più difficile è riuscire ad andare oltre il corpo e le leggi materiali che lo governano, soltanto così, facendo il gioco del chi (simile al gioco del perché di quando eravamo bambini) riusciamo ad arrivare in cima alla piramide oltre la quale per alcuni c’è Dio per altri l’esistenza, in altri termini ciò che non ci è dato sapere, perlomeno in questa forma, ed è con grande umiltà che mi accingo a farle onore.
Giuseppina De Martino

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