L’uomo moderno

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L’uomo attivo e speci­ficamente l’uomo moderno, nel suo pensiero (o estremamente raffinato o sommamente rozzo e rudimentale), corre sempre il rischio di sviarsi o di allontanarsi dalle realtà oggettive.
Perde il contatto diretto con la verità immediata, in quanto è molto più preoccupato di imporre le proprie idee al mondo circostante che non di conoscere questo mondo.
(…)
Vivere la vita che uno pensa e conformare del tutto la vita pratica alle proprie idee costituisce certamente l’elemento fondamentale della personalità.
Pensare le proprie idee non equivale ancora a viverle, perché per essere vissute devono essere «inghiottite».
Unicamente quando si raggiunge l’armonia fra l’idea­le pensato e gli atti, le verità possono giungere a cantare.
L’esattezza con la quale si effettua l’imitazione o la realizzazione dell’ideale informa il grado di veracità e di intensità di una cultura.
Dalla discrepanza fra il pensare (o il parlare) e l’operare risulta una cultura fittizia che, al massimo, può essere una civiltà.
In essa le verità non cantano; solo strillano o ammutoliscono”.
 
Marius Schneider1

1Schneider M., (1946), Gli animali simbolici e la loro origine nella mitologia e nella scultura antiche, Rusconi, Milano 1986, pp. 121, 122.