Carli Giovanni, Amare

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<< Cos’è sacro?
Cos’è lo spirito?
Per cosa vale la pena di vivere?
Per cosa vale la pena di morire?
Per ognuna di queste domande ho un’unica risposta:
l’amore. >>

(dal film Don Juan De Marco, Maestro d’amore
 
È notte, dormo da un paio d’ore. E sogno: come nel formarsi di
un temporale, una nube di suoni si condensa a formare parole, poi uno scroscio di pensieri che si sovrappongono l’un l’altro, apparentemente coerenti. E mi sveglio. Sono sensazioni di una vita, tensioni che cercano risoluzione per poi  tornare immediatamente a una condizione che mi ostino a considerare di partenza nel preciso istante dell’arrivo. Probabilmente è solo un diverso punto di osservazione: tempo fa mi domandavo quale differenza ci fosse tra una oscillazione negativa e una positiva, la rappresentazione grafica era diversa ma all’udito non percepivo differenze. Probabilmente la stessa differenza che passa tra un pensiero negativo e uno positivo. All’inizio sembrano molto simili ma poco alla volta, con costanza, attenzione e umiltà si riconoscono i valori e si discriminano gli uni dagli altri, nel momento presente. Sono un essere umano qualunque, in carne e ossa e senza particolari “aperture” spirituali o conoscenze a cui far riferimento. Tempo fa, in un momento di profonda crisi, una persona con cui mi ero confidato mi disse: << Se sai amare, ama.>>. Amare. Sembra semplice e probabilmente lo è, accettandone la complessità. Fino a quel momento mi accontentavo di pensarlo infinito. È da quel giorno che cerco di capire il senso di quelle parole e il significato profondo del termine, sempre più confuso dalla molteplicità di situazioni in cui viene utilizzato e dal differente valore attribuitogli. È comunque facile constatare che si può trovare in ogni forma e in ogni dove. In riferimento alle mie capacità esplorative e alla mia necessità di approfondimento ho potuto appoggiarmi solo su due certezze:
  • la consapevolezza di riuscire a riconoscere ciò che è vero per me, quello che sento nel profondo del mio cuore e che vivo senza tempo né spazio; 
  • cogito, ergo sum”, esisto e ho la consapevolezza di far parte di un disegno che non sono in grado di visualizzare ma che mi appartiene e a cui sento di appartenere.
Felicità, dolore, rabbia, amarezza, sono tutte sfumature di un unico sentimento, di un’unica energia che le comprende tutte, che il nostro corpo traduce in emozioni spesso contrastanti e difficili da riconoscere e accettare.Amore: un codice genetico comune a tutti e umanamente impossibile da vivere nella sua pienezza perché dirompente nella quantità di energia che esso racchiude. Si può morire d’amore. E come un DNA la nostra anima fabbrica le proteine adatte a difenderci da questo potenziale, per rivelare parzialmente e in infinite forme le varie componenti in modo da permetterne il riconoscimento emotivo. Si può vivere d’amore. Ma se ognuno di noi possiede per intero il codice vuol dire che questa energia è ovunque e lega indissolubilmente ogni forma di vita. La deduzione conseguente è che riconoscendo il proprio contenuto emotivo ognuno di noi stabilisce dei legami, una condivisione, un modello neurale in continua evoluzione. Amare è condivisione. Siamo umani, abbiamo il “problema” del libero arbitrio. Spesso preferirei essere ancora un animale e godere di un percorso tracciato a priori, senza false scelte o l’angoscia di difficili decisioni. Le mie scelte sono state spesso condizionate dagli aspetti negativi del mio carattere con risultati catastrofici soprattutto nei rapporti affettivi: amare vuol dire anche pensare e agire con umiltà, fermare il tempo, ascoltare il proprio cuore e far tacere la mente. Queste sono le mie considerazioni riguardo alle manifestazioni oggettive di ciò che personalmente vivo come un mistero. Non so se siano corrette o meno, a me sono sufficienti per riprendere il sonno e avere un senso di pienezza di una vita altrimenti vuota. So che domani ogni mio gesto sarà un gesto d’amore, consapevole in ogni sfumatura, positiva o negativa che sia. Cercherò di operare le mie scelte con il distacco necessario, accettando i miei errori nell’umanità che mi caratterizza, con le mie emozioni e le mie paure. “… e un ridere rauco e ricordi tanti, e nemmeno un rimpianto…” (Il Suonatore Jones, F. de André). Provarci è un obbligo terapeutico!
 
Giovanni Carli
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