De Martino Giuseppina, I limitrofi

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I limitrofi
  • In questa realtà di predatori e predati noi limitrofi sentiamo il bisogno di esserci come il plancton alle balene. Non sempre consapevoli di chi nutrimento siamo, vaghiamo ai limiti della realtà, pervasi da desideri che si offrono a noi come alimento.
  • Un giorno dopo l’altro affrontiamo la vita dalle albe ai tramonti sicuri di essere incolumi da certe atrocità fin quando con incredibile eleganza la nostra vita ci appare inducendoci a soggiacere al nostro desiderare; ed è soltanto allora che ci rendiamo conto della fragilità del nostro essere in quanto frutto di desiderio in desiderio di essere desiderato.
  • Ci scopriamo dunque limitrofi, sottesi da un pensiero sospeso nel tempo indefinito di un quando, un forse, solo una  volta pronunciato, mai più ripensato, ma sempre rivissuto nell’atto di desiderare che prende il posto dell’intera realtà illusione del nostro esistere.
  • Limitrofi dunque, in quanto desiderio ai margini di pensieri di chi o di cosa?
  • A ciascuno il suo! Ma certamente lontani dall’essenza di una scintilla alla quale forse crediamo di dovere il nostro esistere almeno fino ad ora pensato.
  • In un luogo dove il dove sembra anch’esso finire, scopriamo dimensioni sconosciute o poco frequentate, dalle quali traiamo, in extremis la linfa, il nutrimento per sopravvivere ancora e poi… ancora una volta ci scopriamo aggrappati a un desiderio non più solo ed unico disposto ad annullarsi in una follia che per condivisione non sembra più essere tale e vestendosi  di normalità ci tranquillizza restituendoci la serenità alla quale aneliamo da sempre.
  • Limitrofi dunque e null’altro ci consoli purché liberi di esistere in questa assurda realtà.
Giuseppina De Martino
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