La malattia come fenomeno culturale: riflessioni

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«Una malattia non è mai un fenomeno meramente biologico, essa è sempre un feno­meno culturale, condiviso da una data società.
Per questo anche le malattie hanno una storia, di cui lo storico ricostruisce i mutamenti e le continuità.
La malattia è un fattore che struttura le situazioni sociali.
Ed ogni malattia speci­fica influenza in modo differente le risposte individuali e collettive, diventa in epoca di crisi sanitaria un elemento centrale, unificante o deviante, della com­plessa rete delle relazioni sociali.
La definizione della malattia, a livello biologi­co, clinico e sociale, ha profonde conseguenze nei comportamenti individuali e collettivi.
La stessa definizione di malattia, che non è mai una definizione solamente biologica o fisio-patologica, incorpora il mondo in cui la società si organizza e il modo in cui essa si rapporta alla realtà naturale, è il riflesso di valori, di atteggiamenti e di relazioni sociali.
La malattia è un fenomeno individuale, ma la sua presa in carico è immediatamente un fenomeno sociale e l’immagi­nario collettivo può anche prendere più importanza della patologia stessa che vi ha dato origine, quando il valore simbolico o religioso di tale malattia acquisi­sce una propria autonomia.
Lo stato patologico diventa quindi più un ‘segno’ che una realtà, fa passare l’individuo che ne è affetto in uno statuto sociale diverso, in un certo senso privilegiato, in quanto aumenta la ‘visibilità sociale’ dell’individuo, lo inserisce in un gruppo ‘altro’ e riconosciuto come tale dall’in­sieme della società1».
 
Bernardino Fantini
 

1Fantini B., La tarantola e il moto perpetuo: empirismo e teoria in Giorgio Baglivi, in AA. VV., Transe guarigione mito, Besa, Nardò (LE) 2000, p. 54.