Neri Simona, In ascolto di SIDEROS: la musica delle nostre emozioni

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“... quasi tutti gli uomini brancolano nel fango e alcuni mirano le stelle.”[1]
 
Le parole di O. Wilde non sono vane ma vanno al cuore dell’uomo: l’uomo desidera star bene, non solo nellistante presente MA PER SEMPRE.
La parola DE-SIDERIO ha la propria radice in SIDEROS[2], stella e vuol dire vengo dalle stelle, mi mancano le stelle.
Il mito di Icaro documenta bene questo desiderio ma le ali di cera si sciolgono e il giovane temerario che ha voluto sfidare gli dei muore. Così la VITA UMANA è segnata dal DIS-ASTRO opposto anche etimologicamente (astro = stella) al desiderio di cui è fatta.
La malattia fa sperimentare all'uomo tutta la ferita del proprio LIMITE che sembra vanificare il desiderio di infinito, di pienezza.
La richiesta di SALUTE fisica porta dentro una domanda di salvezza e di significato di quello che sta capitando. Pur con la consapevolezza di non essere sempre in grado di guarire, la nostra tradizione ha saputo accogliere questo grido, con la COSCIENZA che la PERSONA ha un valore più grande della malattia. La cura dei malati è iniziata così, dalla compassione all'umano di chi sa condividerne lo stesso destino, lo stesso desiderio, lo stesso limite. Per noi la cura passa attraverso l’ACCOGLIENZA e questa accoglienza ci rende sensibili ad un ascolto profondo fatto di mille voci, di mille emozioni, di mille limiti che non sono solo nostri ma di chiunque sta intorno a noi e con noi cammina.
Meglio non poteva citare Borgna:  “... siamo in cammino, certo accompagnati senza fine dai segni, dai pensieri, da emozioni, da fantasie, da richieste d’aiuto, che non possiamo non cercare ogni volta di interpretare, di portare alla luce della conoscenza, nella vita di ogni giorno. La cascata infinita e impalpabile delle ragioni del cuore, della intuizione fenomenologica, ci consente di solcare le acque inebrianti delle emozioni e delle espressioni emozionali: decifrandone il senso segreto e nascosto, umbratile e sfuggente.
Ma cosa sono le RAGIONI DEL CUORE SE NON VASCELLI LIBERI E TEMERARI CHE SFIDANO I MARI TEMPESTOSI, MA ANCHE L’INERZIA DELLE PALUDI OPACHE E IMMOBILI?
Le ragioni del cuore, sonde friabili e luminose, consentono di intravedere il senso delle esperienze umane, e di andare al di là delle loro apparenze; afferrandone e interpretandone, la visione profonda e radicale.”[3]
Borgna dice che la parola può salvare una persona; lavorando, facendo esperienza comincio a credere che lo stesso concetto valga per il suono ed ogni forma di comunicazione che non sia verbale e che in musicoterapia sempre utilizziamo.
La parola,  il suono è esposto a rischi molto alti; ogni suono, ogni silenzio, può essere di volta in volta quello decisivo: il suono che crea fiducia stabilisce un contatto emozionale... che incrina le solitudini e libera gli aquiloni della speranza nei vortici storditi del vento...”[4].
Come dice Gebsattel V. E.:“... ogni parola è terapeutica nella misura in cui, a chiunque si rivolga (persona depressa, angosciata, nevrotica, psicotica, ecc... ) riesca ad essere una parola AUTENTICA e possa essere colta, possa essere RI-CONOSCIUTA, nella sua trasparenza e nella sua assolutezza da chiunque la ascolti.
Non ogni cosa può essere comunicata, del resto, ad ogni paziente; ci sono cose essenziali e cose NON essenziali; ci sono cose che allontanano, e dilatano le distanze, e ci sono cose che avvicinano e allentano le solitudini.”[5]
LE PAROLE essenziali hanno una dimensione, un’anima sonora e, in ragione di ciò, i suoni significativi per la persona NON FERISCONO MAI perché sono autentici, sinceri e NON sollecitano ambiguità.
I suoni autentici favoriscono così LA COMUNICAZIONE, ossia il colloquio di emozioni che  NASCE NEL CONTESTO DI UNA RELAZIONE INTERPERSONALE che sollecita, giocoforza, l’ascolto del nostro sé e, in particolare, dei nostri vissuti dolorosi che, se non accolti, ci fanno smarrire la nostra dimensione di luminoso benessere.
Nei momenti difficili, così abituali nella nostra professione, credo che in fondo non dobbiamo mai scordare di “mirare le stelle”, come facevano gli antichi, e in esse trovavano le risposte.
De-sideriamo aneliamo a “di più...” poiché tutto “grida di più.”.
Simona Neri
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[2] L’etimologia della parola desiderio (“de sideribus”) ci rimanda al De bello Gallico: i desiderantes erano i soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. Da qui il significato del verbo desiderare: stare sotto le stelle ed attendere.Il lemma è tratto da: http://www.enciclopediadebioetica.com/index.php/todas-las-voces/166-desiderio
[3] Borgna E. , (), Le intermittenze del cuore, Feltrinelli, Milano 2003, p. 44.
[4]  Borgna E. , (2003), Le intermittenze del cuore , Feltrinelli, Milano 2003, p. 45.
[5]  Gebsattel V. E. von, (1954), Prolegomena einer medizinischen Anthropologie, Springer, Berlin-Gottingen-Heidelberg, citato in Borgna E., Le intermittenze del cuore, Feltrinelli, Milano 2003, p. 45.