Pasinetti Sandra, Epilogo del processo musicoterapico con Simona

Valutazione attuale:  / 1
ScarsoOttimo 
Nei precedenti cicli[1] dell’intervento musicoterapico mi ponevo spesso in ascolto al fine di creare una situazione favorevole che mi permettesse di essere presente con Simona (nome di fantasia, in ottemperanza alla legge della privacy) nelle dinamiche di espressione sonoro-musicale che realizzava rivolgendosi prevalentemente a se stessa. In riferimento al cambiamento di comportamento di Simona, ho pensato di poter individuare dei “rituali” per i diversi momenti della seduta: entrata, fase operativa e uscita. La seduta, quindi, si è struttura in modo che il momento iniziale, l’entrata, coincidesse con un attimo in cui rivolgevo espressioni verbali di accoglienza a Simona, la fase operativa fosse introdotta con la proposta di eventi sonoro-musicali e il momento finale, l’uscita, fosse segnalato con un gesto di saluto. Rabbia, inadeguatezza, preoccupazione e impotenza hanno lasciato il posto alla sorpresa, alla gioia e alla soddisfazione di vedere che, seduta dopo seduta, in Simona sono riapparse le modalità espressive che mi avevano permesso di “incontrarmi” con lei. La ragazza, durante l’audizione, ricominciava a sorridere, a tendere il braccio verso la fonte di emissione sonoro-musicale, a ricercare la vicinanza in uno spazio comune a me e ad esprimersi con gli strumenti. Gradualmente Simona ha attivato dinamiche di contatto che denotavano una maggiore apertura: espressione a livello motorio, osservazione e avvicinamento. L’espressione a livello motorio era caratterizzata dalla ripetizione continua di azioni che avevano un significato ben preciso e che Simona effettuava, soprattutto, verso se stessa anche se erano seguite da un contatto visivo effettuato nei miei confronti: la ragazza, spesso, ferma in posizione eretta indicava che aveva un bisogno fisiologico premendosi le mani sulla pancia, comunicava che aveva sete mettendosi l’indice della mano in bocca, mostrava di avere un malessere fisico portandosi una mano alla fronte. Simona, alcune volte, abbandonava il suo mediatore strumentale posizionandolo accuratamente nello S.C.C. (unico spazio comune di contatto) oppure effettuava alcuni gesti rivolgendosi agli strumenti musicali verso i quali tendeva il braccio e ripeteva su imitazione anche un gesto di saluto. Le dinamiche di osservazione che la ragazza effettuava erano rivolte all’ambiente, al musicoterapista, agli strumenti musicali e alla fonte di emissione sonoro-musicale.  L’avvicinamento di Simona nei miei confronti si è verificato tramite l’accettazione di un battente e di uno strumento musicale che le offrivo oppure tramite la ricerca del contatto fisico e dell’abbraccio con me. Contemporaneamente il ciclo finale è stato caratterizzato anche dalla permanenza, in minima parte, di modalità espressive presenti dalle prime fasi dell’intervento musicoterapico: isolamento, rifiuto ed aggressività. L’isolamento avveniva prevalentemente tramite immobilità posturale relativa e alcune volte con dondolamento del corpo a destra e a sinistra. Il rifiuto era manifestato dalla ragazza nei confronti di sé con atti di aggressività autodiretta che avvenivano soprattutto battendo la testa o il pugno contro il muro e i piedi a terra. Simona rivolgeva questo rifiuto anche all’ambiente lasciando cadere o spingendo una sedia, lanciando i giornali e tirando un calcio ad un elemento di arredo. Queste stesse azioni alcune volte avvenivano anche utilizzando uno strumento musicale. Io ho potuto confermare la mia presenza nelle diverse dinamiche di contatto ponendomi in posizione frontale rispetto a Simona, sostenendo il contatto oculare che lei stessa ricercava, accettando e rispettando ciò che emotivamente esprimeva a livello non verbale. In questi momenti, inoltre, producevo con il tamburello sonorità che mantenevano l’intensità, la durata e la velocità dell’azione/non-azione messa in atto dalla ragazza utilizzando delle modalità precise:
  • le dinamiche di espressione a livello motorio sono state accompagnate sfregando con la mano la membrana del tamburello;
  • le dinamiche di rifiuto erano seguite percuotendo dei colpi sul tamburello in corrispondenza di ogni gesto che era effettuato;
  • le dinamiche di isolamento sono state accompagnate effettuando un’espressione a livello verbale o vocale oppure una produzione canora e scansione ritmica con il tamburello del nome di Simona su intervallo di III^ Maggiore ascendente/discendente a tempo di tre semiminime.
Queste modalità d’accompagnamento, soprattutto quelle rivolte alle dinamiche di espressione a livello motorio, provocavano in Simona una reazione che si è manifestava con blocco della motricità, con ricerca del contatto oculare, a volte con sorriso e avvicinamento fisico maggiore nei miei confronti. Sono stati questi i momenti che mi hanno permesso di effettuare una proposta sonoro-musicale, generalmente accettata da Simona che iniziava ad esprimersi a livello strumentale creando  gli scambi sonoro-musicali dai quali hanno avuto origine anche gli incontri sonoro-musicali. In relazione allo spazio la ragazza inizialmente preferiva rimanere in un angolo del contesto musicoterapico oppure investiva tutto lo spazio del contesto musicoterapico. Solo con l’evolversi dell’intervento musicoterapico Simona ha iniziato ad entrare maggiormente nello S.C.C., dove c’erano gli strumenti musicali e a rimanervi per gran parte del suo tempo di permanenza nel contesto musicoterapico. All’interno del contesto musicoterapico, quindi, si è delineato uno “spazio” ben preciso che prevedeva la mia presenza oltre che quella degli strumenti musicali. La ragazza dapprima velocemente, poi lentamente, ha investito questo spazio in modo discontinuo (movimento + staticità) e ha manifestato il suo modo di essere sonoro-musicale con me. Io ero riuscita ad entrare in contatto con Simona e ciò era confermato dal fatto che lei, pur mantenendo nel suo comportamento una certa componente di evitamento/opposizione, mostrava nei miei confronti amichevolezza, disponibilità e collaborazione. I segnali non verbali che la persona mi inviava hanno seguito, per ogni area corporea considerata, delle direzioni delineate dal gradiente costante con il quale ogni emozione si manifestava. La diminuzione della sottomissione, dominanza e ostilità da gradiente medio costante, nel ciclo intermedio, a gradiente minimo costante, nel ciclo finale, ha assunto una valenza positiva ai fini della comunicazione non verbale e della relazione tra la ragazza e me perché è stata considerata indice di una maggior distensione emotiva da parte della persona cui era diretto l’intervento musicoterapico. Simona a livello delle aree corporee prese in considerazione, ha manifestato segnali non verbali secondo una direzione emozionale precisa anche per quanto riguarda l’espressione sonoro-musicale e la percezione sonoro-musicale; infatti l’espressività denotava, nei momenti di espressione sonoro-musicale, ostilità con sottomissione; nei momenti di percezione sonoro-musicale, amichevolezza con dominanza. In riferimento alla tensione/distensione emotiva l’audizione degli eventi sonoro-musicali esperiti della persona nel suo ambiente familiare determinava un cambiamento nell'atteggiamento interpersonale. Fino a quando questi eventi sonoro-musicali non erano proposti all’ascolto le reazioni comportamentali della ragazza denotavano una certa tensione. Simona manifestava questa emozione con reazioni in cui non accettava la mia vicinanza, né sosteneva alcun contatto oculare con me. Inoltre l’espressione emotiva del viso risultava tesa con: bocca rivolta in basso, sopracciglia aggrottate, sguardo severo. Erano messe in atto numerose dinamiche di espressione a livello motorio che la ragazza rivolgeva a se stessa. La postura era eretta, in continua tensione, i movimenti del corpo erano continui e avvenivano a velocità intermedia, intensità forte. Durante l’audizione degli eventi sonoro-musicali, l’atteggiamento della persona denotava una certa distensione indice di un cambiamento notevole. Quest’emozione era manifestata tramite reazioni in cui Simona sosteneva il contatto oculare e fisico accettando la vicinanza con me. L’espressione emotiva del viso era tranquilla con: bocca sorridente, sopracciglia rilassate e sguardo dolce. Le dinamiche di espressione a livello motorio che la ragazza rivolgeva a se stessa diminuivano notevolmente. La postura era rilassata con una certa immobilità posturale relativa in posizione eretta, seduta o accovacciata (piegata su ginocchia flesse). Nelle espressioni sonoro-musicali che hanno dato origine agli scambi sonoro-musicali c’è stata la possibilità di cogliere una certa tensione. Alcune espressioni sonoro-musicali che Simona ha effettuato negli scambi sonoro-musicali, infatti, potevano essere interpretate come “attimi di sfogo” e di manifestazione di uno stato emotivo conflittuale, irrequieto in cui ero presente anche io perché, molte volte, erano rivolti a me. Quanto appena affermato ha trovato conferma nell’intensità forte e nella velocità elevata (croma, semicroma) con cui avvenivano le dinamiche di contatto sonoro-musicale. Nelle espressioni a livello vocale, può essere ipotizzato che era individuabile una direzione emozionale data dal fatto che,  in situazione emotiva tesa,  Simona si esprimeva a livello vocale emettendo suoni nasali acuti, ad intensità intermedia e velocità che variava da lenta ad elevata (croma in caso di suoni ripetuti); mentre,  in situazione emotiva rilassata (distensione), la sua espressione vocale avveniva con suoni gutturali gravi ad intensità debole e velocità lenta.  Per quanto riguarda la tensione-distensione emotiva le sedute del ciclo finale si sono sviluppate soprattutto dal punto di vista di un graduale, anche se non completo, rilassamento da parte di Simona che durante l’audizione degli eventi sonoro-musicali (ascolto sonoro-musicale), raggiungeva una posizione d'immobilità posturale relativa lasciandosi tranquillamente accarezzare dalla musicoterapista. Un avvenimento che ha sicuramente inciso sull’evoluzione della fase di contatto è stato determinato dall’assenza definitiva di Simona dalla struttura accogliente. L’intervento musicoterapico ha avuto una conclusione-interruzione inaspettata e improvvisa. La durata delle espressioni sonoro-musicali è rimasta breve e, di conseguenza, non c’è stata la possibilità di confermare e/o migliorare il livelli di contatto nei miei confronti. Ciò nonostante Simona ha raggiunto una buona integrazione a livello spaziale e temporale aumentando anche la sua durata di permanenza nel contesto musicoterapico da 10’/15’, nel ciclo iniziale e finale, a 30’/35’ in quello finale. I dettagli riguardanti l’analisi qualitativa e quantitativa delle modalità di espressione e delle diverse dinamiche di contatto sono stati inseriti in apposite schede.

Sandra Pasinetti

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


[1]Pasinetti Sandra, *L'importante é esser-ci... emotivamente, MiA.
Pasinetti Sandra, Alla ricerca di una metodica musicoterapica personalmente... autentica , MiA.
Pasinetti Sandra, Modi di essere o modi di esserci? MiA.
Pasinetti Sandra, Dalla teoria alla prassi… musicoterapica MiA.
Pasinetti Sandra, L’intervento musicoterapico con Simona , MiA.
Pasinetti Sandra, Alla “ricerca” della dimensione sonoro-musicale di Simona , MiA.
Pasinetti Sandra, L’osservazione di Simona nel contesto musicoterapico , MiA.
Pasinetti Sandra, Il contatto sonoro-musicale con Simona , MiA.
Pasinetti Sandra, Alla ricerca dello spazio di contatto con Simona , MiA.
Pasinetti Sandra, Contatti sonoro-musicali con Simona , MiA.