L’ASCOLTO DUPLICE

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©Dizionario di musicoterapia a cura di Giangiuseppe Bonardi.  MiA, Musicoterapie in Ascolto, 27 luglio 2020
 
L’ascolto, inteso come accoglienza dell’altra/o da sé, è un atto squisitamente volitivo per cui io posso ascoltare un’altra persona solamente quando voglio e sono nelle condizioni di poterlo fare. 
Durante l’ascolto, il dispendio di energia è tale che, ascoltando l’altro, dimenticando di ascoltare me stesso, mi prosciugo per cui giungo in uno stato di prostrazione in cui non sono più in grado di ascoltare né me stesso, né tantomeno l’altro. 
Per poter veramente ascoltare l’altro senza annullarmi completamente, rischiando di perdermi e svuotarmi, debbo necessariamente ascoltare, in primo luogo, me stesso, perché il primo altro che ascolto sono io: me stesso. 
Ascoltare è sinonimo di amare per cui per poter ascoltare e amare l’altro debbo prima ascoltare e amare me stesso. Io mi ascolto per poter ascoltare l’altro; per questa ragione il vero ascolto, la vera accoglienza, è, di fatto duplice. 
Se vogliamo ascoltare l’altro, prima dobbiamo ascoltare noi stessi perché se durante l’accoglienza dell’altro non accogliamo ciò che proviamo, ben presto non riusciremmo più ad ascoltarlo perché, non ascoltandoci, lentamente ci annulleremmo, svuotandoci inesorabilmente. 
Per stabilire un ascolto equilibrato è quindi necessario ascoltare e accogliere, contemporaneamente, me stesso e l’altro. 
Con un occhio e un orecchio accolgo me stesso e, contemporaneamente, con l’altro occhio e l’altro orecchio accolgo l’altro da me. 
Quando volgiamo un orecchio e un occhio verso di noi ecco che ci poniamo in ascolto della nostra “humana musica” http://www.musicoterapieinascolto.com/dizionario/87-humana-musica così ricolma di vissuti http://www.musicoterapieinascolto.com/dizionario/154-vissuti  piacevoli e spiacevoli.  
Durante l’ascolto rivolto a sé possiamo fare alcune scelte. 
Accogliamo i vissuti piacevoli che proviamo e ignoriamo la dolorosa presenza di quelli spiacevoli che riaffiorano nella nostra mente, facendoci soffrire. 
Decidiamo di non accogliere nessun tipo di vissuto, sia esso piacevole o spiacevole, perché riteniamo che siano contenuti meramente soggettivi per cui non meritino di essere presi in considerazione. 
Accogliamo, ossia nominiamo e scriviamo, con estrema fatica, i vissuti piacevoli o spiacevoli che proviamo. 
I vissuti provati non soggiacciono a nessun tipo di “logos” perché i vissuti si vivono sulla propria pelle; in ogni caso la nostra mente, che è falsa per definizione perché mente, farà di tutto per convincerci a non prendere in considerazione i nostri vissuti, specialmente quelli spiacevoli, cercando in tutti i modi di distogliere la nostra attenzione sulla loro accoglienza. 
“Ciò che provi sono solo fantasie; non sono pensieri reali”. 
“Non sei tu che fai male; tu non hai colpe. È l’altro…”. 
“Non pensare; lascia perdere”! 
I vissuti si vivono e agiscono indipendentemente dalla nostra volontà. 
Se ignorassimo i vissuti che proviamo, essi ci avvolgeranno come una barriera invisibile per cui noi crediamo di ascoltare, osservare o interagire con l’altro, ma, in realtà, ascoltiamo, osserviamo e interagiamo con i nostri vissuti che ci soffocano letteralmente. 
Ascoltando i nostri vissuti, ossia i contenuti della nostra “humana musica”, iniziamo ad accoglierli e li differenziamo da quelli altrui, non li confondiamo con i loro né, tantomeno, glieli scagliamo addosso, nel tentativo di liberarcene. Se in musicoterapia non realizzo l’ascolto duplice, di fatto, non faccio nulla di veramente terapeutico per cui forse è proprio il caso di iniziare ad ascoltare e accogliere la propria “humana musica” per poter poi accogliere e ascoltare quella altrui http://www.musicoterapieinascolto.com/ebook/413-humana-musica-a-cura-di-giangiuseppe-bonard
 
©Dizionario di musicoterapia a cura di Giangiuseppe Bonardi.  MiA, Musicoterapie in Ascolto, 27 luglio 2020