Andrello Roberta, Alla ricerca degli “elementi” appartenenti alla dimensione sonoro musicale di Luca

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Il colloquio coi genitori
La ricerca, quale momento iniziale della fase osservativa, si è svolta con la realizzazione di un colloquio con i genitori di Luca[1], finalizzato al conseguimento dei seguenti scopi:
  • spiegare ai genitori quali fossero le ragioni di questa proposta, le modalità di svolgimento del trattamento musicoterapico e gli obiettivi;
  • ottenere il loro consenso per l’attuazione dell’intervento;
  • raccogliere informazioni sugli ambienti sonoro-musicali esperiti quotidianamente da Luca, in modo da cominciare a ricostruire la sua dimensione sonoro - musicale.
  • raccogliere altre informazioni riguardo Luca e la sua famiglia, utili per un  più completo inquadramento della situazione.
  • Il colloquio si è svolto alla sola presenza del padre e solo la seconda parte in assenza delle insegnanti. L’esito del colloquio è il seguente:
  • Il padre sembrava aver accolto positivamente la proposta di effettuare l’intervento musicoterapico, anche se a tutt’oggi non mi sembra ancora di poter affermare che abbia compreso appieno che si trattasse di un intervento terapeutico e non didattico. È stato collaborativo fin dall’inizio, infatti mi ha fatto pervenire le cassette con le musiche esperite quotidianamente da Luca, delle quali lui stesso mi ha parlato.
  • Mi è stato accordato il permesso di effettuare l’intervento musicoterapico.
  • L’ambiente sonoro esperito quotidianamente da Luca è caratterizzato dall’abbaiare dei cani e dal chiocciare delle galline, ossia dagli animali con i quali è spesso in contatto, dato che trascorre diverse ore in giardino col papà; tra le musiche che ascolta più frequentemente ci sono quelle ascoltate dal padre: canzoni celtiche e Branduardi; pare che Luca preferisca “Alla fiera di Mastr’Andrè”.
Un’altra sonorità familiare è lo stridore della motosega, usata spesso dal papà per tagliare la legna.
Qualche tempo dopo, quando ho usato queste musiche durante le sedute con Luca ho avuto modo di verificare e confermare il mio sospetto iniziale: le musiche che il padre mi aveva indicato facevano parte della sua realtà sonoro-musicale, mentre quelle di Luca erano ben diverse! 
 
Altre informazioni
Luca trascorre molto tempo a parlare, senza curarsi del fatto che l’adulto dal quale ha inizialmente ricercato l’attenzione lo stia ad ascoltare.
Molto spesso pretende che i genitori facciano quello che dice lui e nel modo in cui vuole lui, altrimenti si arrabbia e colpisce facendo male.
Anche a casa Luca si rivolge ai genitori utilizzando il contatto fisico come prima modalità di approccio, come fa con le insegnanti e coi compagni.
Il padre non sembra preoccupato per la situazione di Luca, infatti attribuisce ogni suo comportamento alla particolare vivacità del bambino; tuttavia è particolarmente loquace: sembra ansioso di parlare del figlio e fa un notevole sforzo per ascoltarmi.
 
L’osservazione di Luca in classe
Per poter condurre un’osservazione nel contesto educativo ho dovuto innanzitutto rassicurare le insegnanti circa il fatto che non erano loro l’oggetto della mia attenzione.
Insieme abbiamo definito i tempi della mia presenza in classe.
Mi sono presentata ai bambini in qualità di una maestra che per qualche giorno sarebbe andata a trovarli, affinché la mia presenza fosse accettata e non interferisse eccessivamente con lo svolgimento dell’attività didattica.
In questo sono stata facilitata dal fatto che i bambini sono abituati alla presenza in classe o nella scuola di figure diverse dalle loro insegnanti, in quanto vari “esperti” lavorano con loro, realizzando progetti diversi.
Per tre mattine, alla stessa ora, sono quindi entrata nella classe di Luca.
La prima cosa che mi ha colpita, la prima mattina, è stato il fatto che pur non avendomi riconosciuta, Luca mi ha abbracciata.
Ho effettuato l’osservazione seduta in un angolo dell’aula. Luca trovava tutte le scuse per attirare la mia attenzione; mi guardava dal suo posto, si avvicinava e mi parlava accarezzandomi il viso.
Sembrava non poter rinunciare al contatto fisico, come se questo fosse il suo unico modo per conoscermi e riuscire ad accettarmi come uno dei vari oggetti della stanza.
Il giorno successivo mi ha accolta abbracciandomi e dicendo che gli ero mancata, mentre la terza mattina mi ha completamente ignorata.
L’osservazione si è svolta durante due lezioni di matematica e una di educazione all’immagine: le insegnanti presenti di volta in volta erano quindi due persone differenti.
È stato interessante notare come, di fronte a persone diverse, siano esse insegnanti o alunni,  Luca adottasse le stesse modalità di relazione, basate fondamentalmente sul contatto fisico, la gestualità e la richiesta verbale.
A differenza dei compagni che stavano in genere al loro posto, a meno che l’attività in corso non richiedesse uno spostamento, Luca era sempre in movimento: si alzava per avvicinarsi ad un bambino, di solito sempre lo stesso, a me, oppure alla maestra, o anche per girare nella classe. Nonostante ciò rimaneva nell’aula per tutta la durata della lezione, dimostrando che nonostante le evidenti difficoltà di adattamento spaziale all’ambiente, tuttavia Luca era in grado di “tollerare” lunghi lassi di tempo in cui svolgere le attività educative proposte dalle insegnanti .
Il clima della classe era in genere sereno, non c’erano forti rumori e nessuno alzava la voce in modo particolare, nonostante i continui scricchiolii delle sedie facessero da sottofondo.
Una caratteristica del comportamento di Luca era la frequenza con la quale esprimeva rabbia, scatenata dal fatto che qualcuno non aveva fatto ciò che lui voleva.
In questi casi assumeva atteggiamenti di rifiuto e posture di chiusura: si metteva con la faccia rivolta verso l’angolo delle pareti e, quando qualcuno gli si avvicinava, scappava con l’intento di andare a casa, oppure rimaneva in piedi con le braccia conserte e lo sguardo fisso a terra, borbottando tra sé.
In alcuni momenti compariva la coprolalia, seguita da cantilene rivolte alla maestra, ad esempio: “Cattiva, cattiva e io vado a casa e tiro un sasso alla scuola...
In queste situazioni alcune bambine si avvicinavano, gli parlavano e cercavano di coinvolgerlo nel loro lavoro. Erano molto dolci con lui, ma non sempre il loro tentativo aveva esito positivo, anzi, a volte le allontanava in modo violento.
In alcuni momenti, durante l’esecuzione di attività in autonomia, Luca restava con lo sguardo fisso nel vuoto, come fosse incantato, continuava quasi meccanicamente l’atto motorio iniziato ed emetteva un suono gutturale intonato all’altezza del re centrale del pianoforte (587,3 Hz in riferimento al criterio di accordatura sul LA di 440 Hz).
Questo suono è stato molto ricorrente: durante le sedute di musicoterapia è comparso spesso, di solito accompagnato da una particolare gestualità; ho dovuto ascoltarlo (“osservarlo”) e riflettere parecchio, farlo diventare in un certo senso mio, prima di comprendere e poter affermare che era un’espressione di piacere in un momento di regressione.
Credo che questo suono rappresenti per me la prima vera esperienza di empatia della quale sono realmente cosciente.
 
Roberta Andrello

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[1] Nome di fantasia, in ottemperanza alla legge della privacy.