Deodato Rosaria, L’ossevazione musicoterapica di Walter

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La possibilità di potermi relazionare con Walter (nome di fantasia, in ottemperanza alla legge della privacy),  emersa durante la lettura analitica delle osservazioni ambientali, mi diede la motivazione a intraprendere l’osservazione musicoterapica. In sede di programmazione educativa, spiegai quindi il mio intervento, trovando alcune difficoltà. In primo luogo dovevo inserirmi nell’ambiente educativo, definendo l’attività che volevo svolgere, il mio ruolo, cercando di non “turbare” il rapporto “materno” che intercorreva tra l’inseguante di sostegno e Walter. Secondariamente dovevo creare un ambiente adatto per svolgere l’attività musicoterapica. Dopo innumerevoli peripezie potevo finalmente utilizzare una stanza, messami a disposizione dalla Direzione Didattica. Ero preoccupata perché volevo creare un ambiente accogliente sia per Walter sia per me. Riguardo a quanto ho rilevato durante i colloqui con la madre e le osservazioni ambientali ho scelto alcuni strumenti musicali: un tamburo, un piatto, un glockenspiel, un’armonica a bocca, un carillon, due maracas, un pagliaccio con campanelli, una scatola sonora con il verso della mucca, due tamburelli siciliani, una tastiera e il registratore. Ho scelto alcuni eventi musicali da proporre all’ascolto:
  • Anonimo: “Nastri” (evento etnico brasiliano) [1];
  • Anonimo: “Palme” (evento etnico israeliano) [2];
  • Anonimo: “Sascha” (evento etnico russo)[3]
Gli eventi musicali proposti mi sembravano rassicuranti, poiché Walter, durante l’attività musicale scolastica, gradiva l’audizione degli stessi, così come accadeva a casa mentre ascoltava la canzone di C. D’Avena. Allo stesso modo ho curato con attenzione la scelta degli elementi d’arredo: due tappetini, una sedia e un tavolino. Ho quindi disposto in modo circolare gli strumenti musicali, per consentire a Walter di muoversi liberamente e, a me, avere la possibilità di osservarlo con facilità. Durante le sedute, mentre osservavo Walter, ascoltavo i miei vissuti. Con mio stupore, la paura e il disagio, che avevo provato durante l’osservazione ambientale, erano quasi del tutto assopiti, mentre prevaleva in me un senso di adeguatezza, unitamente alla normale tensione emotiva, nella conduzione dell’attività. La “relativa” tranquillità emotiva mi consentiva di osservare, al meglio delle mie possibilità, Walter. Walter peregrinava continuamente nella stanza, soffermandosi momentaneamente presso il tamburo, l’armadio, la finestra e l’ingresso. In quelle brevissime soste mi sembrava che, per qualche secondo, Walter vivesse effimeri attimi di riposo. L’incessante moto veniva interrotto altresì dall’audizione degli eventi musicali, che risultavano, per Walter, rassicuranti. L’audizione delle registrazioni audio delle sedute mi permetteva di analizzare, ulteriormente le espressioni sonore e/o musicali manifestate da Walter. L’analisi comparata delle relazioni sonore e/o musicali, manifestate da Walter nelle sedute, mi ha consentito di evidenziare alcune analogie. Walter suonava gli strumenti scelti (la tastiera, l’armonica a bocca, il tamburo, la scatola sonora), rivolgendo lo sguardo nei riguardi di sé. Le espressioni strumentali erano brevi, di forte intensità, formate da giustapposizioni di sonorità (crome o semiminime o minime) eseguite casualmente nei registri: grave, intermedio e acuto.
 
Analisi della situazione
Le rilevazioni raccolte al termine dell’osservazione musicoterapica confermavano le considerazioni evidenziate durante l’osservazione ambientale. L’esigua durata di permanenza (10’) e l’assunzione di numerose posizioni e posture erette evidenziavano, verosimilmente,  le costanti tensioni emotive vissute da Walter. In questa prospettiva, il tempo e lo spazio, vissuti da Walter, erano probabilmente carichi di emozioni alquanto spiacevoli. L’orientamento delle espressioni musicali rivolto a sé evidenziava una palese difficoltà relazionale.
In ragione di ciò Walter viveva difficoltà d'adattamento temporale e spaziale.
Potevo intervenire con Walter poiché i miei vissuti, provati durante le sedute d’osservazione, erano relativamente piacevoli e avevo individuato i mediatori (strumenti musicali e/o eventi musicali) idonei a intraprendere un ciclo di incontri di musicoterapia relazionale.
 
Il progetto d’intervento
In relazione al limitato numero di incontri concesso dall’Ente, alle difficoltà logistiche e organizzative, e, in particolare, alle riflessioni emerse dopo le osservazioni, la prassi musicoterapica individuale è stata quindi orientata a ridurre i verosimili stati di forte disagio emotivo espressi da Walter mediante fughe, fugaci durate di permanenza  e peregrinazioni. In questa prospettiva l’intervento musicoterapico è stato articolato in tre fasi: iniziale, intermedia e finale. Ogni fase era formata da sei sedute. Ciascuna fase rappresentava l’evoluzione del processo d’intervento, poiché ero ben consapevole che le finalità musicoterapiche prese in esame potevano essere raggiunte o disattese. In questa prospettiva, in sede di supervisione, sono stati individuati gli indicatori del processo, ossia gli indici che volevo rilevare e valutare durante il ciclo dei trattamenti. Gli indicatori mi consentivano di calibrare le scelte di ogni incontro e al contempo potevo esporre, in sede di programmazione, l’evoluzione dei trattamenti.
Deodato Rosaria
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*Deodato Rosaria, *Dialogo di emozioni in musicoterapia, 11 gennaio 2009, MiA, Musicoterapie in Ascolto.
Deodato Rosaria, Io, Walter e il mondo dell’autismo, 3 dicembre 2010, MiA, Musicoterapie in Ascolto.
[1] Tischler Björn, Moroder-Tischler Ruth, (1992), Einfach tanzen..., Kiel, Rolf Dieter Balsies, traduzione italiana: Semplicemente danzare...
[2] Tischler Björn, Moroder-Tischler Ruth, (1992), Einfach tanzen..., Kiel, Rolf Dieter Balsies, traduzione italiana: Semplicemente danzare...
[3] Tischler Björn, Moroder-Tischler Ruth, (1992), Einfach tanzen..., Kiel, Rolf Dieter Balsies,traduzione italiana: Semplicemente danzare...