Andrello Roberta, Dall’osservazione di Luca al progetto d’intervento musicoterapico

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Dai dati rilevati durante la fase di osservazione musicoterapica emergono alcune dinamiche relazionali manifestate da Luca (nome di fantasia in ottemperanza alla legge della privacy) nell’ambiente musicoterapico. La durata di permanenzadi Luca nella stanza di musicoterapia (adattamento temporale) si attesta tra i 21 e i 30 minuti.
Ciò indica la capacità di “tollerare” un lasso di tempo abbastanza lungo in cui svolgere l’attività musicoterapica. Al contrario, il frequente cambiamento di posture e posizioni assunte dal bambino durante le tre sedute, indica la ricerca di un adattamento spaziale rispetto agli elementi presi in esame. L’unico dato con gradiente massimo è quello relativo alla deambulazione nello spazio che dura da pochi secondi a più di 5’ minuti consecutivi, alternata a momenti di staticità in posizione seduta o eretta, della durata massima di 2’ minuti ciascuna. Sebbene non ci sia un rifiuto dell’intervento espresso verbalmente, tuttavia la ricerca di diversivi (ad es. giochi di equilibrio) e di scuse (es. mal di schiena) per non suonare ed il rifiuto di suonare, sono presenti con gradiente massimo. Le modalità di approccio relazionale adottate da Luca evidenziano difficoltà a porsi in relazione con l’altro da sé: i mediatori sonoro - musicali adottati da Luca sono stati da lui utilizzati per entrare in relazione con sé, poiché la contemporaneità assoluta tra l’esecuzione strumentale o l’atto verbale e l’atto visivo rivolto nei miei occhi è stata presente solo 2/3 volte per seduta e ha avuto la durata massima di 4/5”. Di converso, sono stati numerosi e frequenti i momenti in cui Luca relazionava nei riguardi di sè, con una prevalenza dell’espressione strumentale e dell’atto verbale. I mediatori sonoro-musicali proposti sono stati utilizzati tutti in ogni seduta, alternativamente e per pochi secondi ciascuno, fatta eccezione per lo djumbè che è stato scelto solo nelle ultime due sedute. Questi dati correlano positivamente con le considerazioni effettuate nella fase di osservazione ambientale, confermando l’ipotesi di una palese difficoltà di adattamento spaziale e un quadro relazionale limitato. Sulla base di queste rilevazioni in rapporto agli indicatori qui presentati, ritengo utile un intervento musicoterapico individuale da effettuare con Luca. Scopo dell’intervento è quello di riattivare questo suo difficoltoso processo relazionale, utilizzando i mediatori sonoro- musicali scelti. L’intervento si articola in 54 incontri aventi una durata iniziale di 20’ per seduta.
 
Le linee guida del progetto musicoterapico
Partendo dalle conclusioni alle quali sono pervenuta in seguito alle osservazioni, ho progettato l’intervento musicoterapico seguendo la struttura prevista dalla prassi musicoterapica relazionale individuale. Ho quindi articolato l’intervento in tre fasi, ciascuna composta da 18 sedute a cadenza settimanale, della durata iniziale minima di 20 minuti ciascuna. Fin dalle sedute di osservazione mi ero resa conto che non sarebbe stato possibile fondare l’attività musicoterapica sulle sintonizzazioni esatte, proponendo a Luca delle consegne che richiedessero la sua attiva partecipazione nell’esecuzione di improvviazioni sonoro-musicali, o nella realizzazione di strutture ritmiche già esistenti, in un gioco imitativo a due, poiché da parte sua c’era un rifiuto tanto a suonare, quanto a lasciare suonare me. Le competenze socio - relazionali di Luca erano talmente primitive, che prima di poter usare gli strumenti musicali come mediatori della relazione con l’altro da sé, Luca doveva riuscire a percepirli come fenomeno esterno, come entità permanente, separata dal suo Sé. In questo senso il mio intervento, che prima delle osservazioni pensavo potesse essere definito “riabilitativo”, in realtà si è configurato come “terapeutico”, poiché mi sono trovata a dover “… lavorare “dal di dentro”, utilizzando la sintonizzazione di tipo empatico per favorire un lavoro di ricostruzone interiore … in cui il materiale sonoro … era … il risultato di questa condivisione corrisposta empaticamente dal terapeuta …1. Il mio punto di partenza erano dunque, nel contesto della musicoterapia attiva, le sintonozzazioni inesatte che, consentendo“… di riprodurre situazioni non troppo lontane dal tema originario dello stimolo, con il conseguente piccolo carico di frustrazioni connesso allo sforzo di dover attivare un minimo livello rappresentazionale ed astratto … favoriscono… un primo approccio elaborativo, basato tanto sul riconoscimento di una buona parte dello stimomlo oiginario, e quindi una condotta rassicurante legata al campo del consueto (ripetizione, coincidente con un certo grado di identificazione proiettiva) quanto sulla necessità di dover affrontare una piccola variazione che consente di sperimentare il campo del nuovo e di aprire la mente a nuove strategie di funzionamento (tema con variazioni, coincidente con un certo grado di identificazione introiettiva) …”2.

 

Roberta Andrello

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1 POSTACCHINI P. L., RICCIOTTI A., BORGHESI M., Le strategie d’intervento, in: Lineamenti di musicoterapia, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1997, p. 123.

2 POSTACCHINI P. L., RICCIOTTI A., BORGHESI M., Le strategie d’intervento, in: Lineamenti di musicoterapia, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1997, p. 115.