Intervisione musicoterapica “aperta”: il senso della giornata

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Intervisione
Intervisione è il desiderio di confrontarsi, di condividere, di ascoltare, di accogliere il mio e gli altrui modi di fare musicoterapia.
Questa convinzione è accresciuta negli anni perché, dopo ciascun incontro d’intervisione, cui ho partecipato, ho ascoltato, ho accolto, ho donato, ho compreso, ho chiarito, ho condiviso… insomma mi sono arricchito umanamente e professionalmente.
L’intervisione è ricchezza, dono, valorizzazione, apertura, rispetto di sé, dell’altro, del proprio e dell’altrui lavoro.
 
 
Musicoterapica
Musicoterapia è aiutare, curare, prendersi cura di una o più persone con la musica.
Prima ancora di essere arte, la musica è manifestazione ontologica, fisica e metafisica, di sé.
La musica è l’essenza di ogni individuo.
Noi siamo, in realtà, essenzialmente musica ossia quell’unità formata dalla compresenza dinamica del nostro corpo e della nostra anima.
Sì, noi siamo quell’unità di corpo e anima che si manifesta nel respiro, nella voce, nel movimento, nel nostro modo di vivere.
Ogni esperienza musicoterapica è quindi un “viaggio”, un percorso, volto all’ascolto, all’accoglienza, alla cura della musica disarmonica e “aritmica” che abita il corpo e l’anima di uno o più individui sofferenti.
 
 
“Aperta”
Apertura è avere il coraggio di condividere con altri i “viaggi” terapeutici che ostinatamente e stranamente chiamiamo, al singolare, musicoterapia, mentre sono, di fatto, musicoterapie, al plurale.
Ogni “viaggio” musicoterapico, sebbene sia diverso l’uno dall’altro, è un percorso metodico preciso articolato generalmente in queste fasi: la presa in carico, l’osservazione, ossia l’analisi della situazione problema, il trattamento (momento iniziale, intermedio, finale), i risultati ottenuti.
Ciò che costituisce la vera ricchezza di ogni prassi musicoterapica è però l’apertura, ossia l’accoglienza, dei diversi orientamenti teorici di riferimento che le ispirano.
Aprirsi alla diversa concezione epistemologica del collega significa accoglierlo e ascoltarlo, sapendo che, in un altro momento, sarò accolto e ascoltato anch’io.
La vera apertura è quindi essere disposti ad accogliere i punti di vista altrui, senza rinunciare al proprio, perché l’ascolto, l’accoglienza dei differenti orientamenti teorici di riferimento è la vera ricchezza che porta, all’armonia, all’accordo dei contrari, all’accordo delle nostre diversità, al dialogo, alla relazione, all’interazione, all’aiuto reciproco: una vera ricchezza.

Giangiuseppe Bonardi

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